Indennità di accompagnamento 2023: entro quando e come fare ricorso

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
23/01/2023

Cosa fare in caso di diniego dell’indennità di accompagnamento? È possibile procedere con il ricorso. Vediamo insieme come ed entro quando.

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L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica rivolta ai soggetti mutilati o invalidi totali per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.

Si tratta di un contributo che va necessariamente distinto dall’invalidità totale, poiché spesso può capitare che ad una persona gravemente invalida venga comunicato un verbale negativo riguardo alla richiesta della citata indennità.

Tuttavia, è possibile fare ricorso. Vediamo insieme come.

Indennità di accompagnamento 2023

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Come funziona

L’indennità viene corrisposta per 12 mensilità a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda o, eccezionalmente, dalla data indicata dalle commissioni sanitarie nel verbale di riconoscimento dell’invalidità civile. In caso di ricovero a totale carico dello Stato per un periodo superiore a 29 giorni, il pagamento viene sospeso.

L’indennità di accompagnamento è incompatibile con analoghe prestazioni concesse per invalidità contratte per causa di guerra, di lavoro o di servizio. È compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa, dipendente o autonoma, e con la titolarità di una patente speciale, ma anche con l’indennità di comunicazione e l’indennità di accompagnamento per cieco assoluto purché siano state concesse per distinte minorazioni, ognuna relativa a differenti status di invalidità.

Quali sono i requisiti

Per poter usufruire dell’indennità di accompagnamento è necessario essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • residenza fissa e abituale in Italia;
  • cittadinanza italiana;
  • riconoscimento dell’inabilità totale e permanente (100%);
  • il riconoscimento dell’impossibilità di deambulare da soli e dunque senza l’aiuto costante di un accompagnatore o il riconoscimento dell’impossibilità a eseguire in modo autonomo gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza costante.

Come fare ricorso

Contro il provvedimento di diniego successivo alla visita medica dell’INPS si può fare impugnazione entro un limite di tempo.

L’interessato che vuole fare ricorso in ipotesi di mancato riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, deve procedere entro un periodo massimo di 6 mesi a partire dalla data del ricevimento del verbale della commissione medica INPS che si oppone al contributo mensile. Di riferimento è, in particolare, il giorno della consegna della raccomandata da parte del postino, avente ad oggetto il diniego, o comunque il giorno di consegna del verbale.

Prima di fare il ricorso in tribunale è richiesta un’istanza di opposizione all’istituto di previdenza. Soltanto in ipotesi di mancata risposta o di un nuovo no all’assegno di accompagnamento, l’interessato potrà rivolgersi poi al giudice, sezione lavoro e previdenza, del proprio luogo di residenza e intraprendere una vera e propria causa.