Investimenti all’estero: le imposte da pagare

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
25/06/2021

Quello degli investimenti detenuti all’estero è un argomento su cui si è spesso dibattuto, in particolare per motivi fiscali. Le due imposte patrimoniali, che si applicano su investimenti detenuti all’estero, sono la IVIE e la IVAFE. Vediamo nel dettaglio la disciplina di queste due imposte.

Recovery Fund

Per quanto riguarda l‘IVIE, questa è l’imposta sugli immobili detenuti all’estero, da persone fisiche, fisicamente residenti in Italia. Mentre l’IVAFE è l’imposta che si applica sulle attività finanziarie di persone fisiche detenute all’estero, sempre da persone residenti in Italia.

Approfondiamo la disciplina di entrambe, cercando di capire quali sono i soggetti passibili e la base imponibile.

Investimenti detenuti all’estero: l’IVIE

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L’IVIE è stata introdotta, con decreto legislativo, il 6 dicembre 2011. La su applicazione riguarda tutti gli immobili situati all’estero e  posseduti da persone fisiche residenti in Italia. Il suo scopo è quello di permettere una tassazione equa per gli immobili siti in Italia, con quelli situati all’estero, ma sempre di proprietà di persone fisiche con residenza in Italia.

Questo è valso fino al 2019. Con la legge di bilancio 2020, sono soggettivi passivi di tale imposta anche le società semplici e gli enti non commerciali, che siano in possesso di immobili all’estero.

I soggetti passivi di IVIE sono:

  • il proprietario di fabbricati, aree fabbricabili e terreni a qualsiasi uso;
  • il titolare del diritto reale di usufrutto, uso o abitazione, enfiteusi e superficie sugli stessi;
  • il concessionario nel caso di concessione di aree demaniali;
  • il locatario per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria.

La base imponibile si differenzia dallo Stato in cui l’immobile si trova:

  • per immobili siti in paesi UE (e Norvegia e Islanda), la base imponibile si calcola sul costo d’acquisto dell’immobile, o al reddito medio ordinario del paese estero, moltiplicato per i coefficienti IMU;
  • In caso di paese diverso da quelli UE, la base si calcola sul valore s critto nei contratti di acquisto.

Investimenti detenuti all’estero: l’IVAFE

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Sempre con la medesima legge dell’IVIE, è venuta alla luce l’IVAFE, l’imposta sul valore dei prodotti finanziari detenuti all’estero come ad esempio conti correnti e libretti di risparmio, da persone fisiche residenti in Italia. La ratio legis è quella di consentire trattamento paritario per attività finanziarie detenute in Italia e all’estero, così da non creare squilibri di trattamento che porterebbero ad una fuga di capitali.

Con la legge di bilancio 2020 anche l’IVAFE ha visto crescere le tipologie di soggetti che possono essere tassati: non sono più solo le persone fisiche, ma anche gli enti non commerciali e le società semplici che detengono attività finanziarie all’estero.

Per attività finanziarie s’intende:

  • i valori mobiliari;
  • gli strumenti del mercato monetario;
  • le quote di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR);
  • le varie tipologie di contratti a termine e derivati connessi ad attività finanziarie, merci, indici finanziari e non finanziari, ecc. (ossia i contratti di opzione, future, swap, ecc.);
  • i contratti finanziari differenziali;
  • ogni altra forma di investimento di natura finanziaria.

Il calcolo dell’imponibile avviene proporzionalmente alla quota detenuta e al tempo di detenzione. Il valore è composito dal valore di mercato calcolato per ogni anno solare.