ISEE a pagamento? Le novità a partire da metà giugno

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
23/05/2022

Stiamo entrando in piena stagione di dichiarazione dei redditi, eppure i Caf hanno annunciato che a breve la compilazione ISEE potrebbe diventare a pagamento. Ma per quale motivo? Scopriamolo insieme.

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Sembrerebbe che a partire dalla metà di giugno di quest’anno fare l’ISEE non sarà più gratuito. La notizia è stata data dai Caf, ossia i centri di assistenza fiscale che si occupano di redigere le dichiarazioni relative all’indicatore economiche, necessarie per accedere a diverse delle prestazioni sociali previste in Italia.

Vediamo insieme quali sono le novità in merito.

ISEE a pagamento? L’allarme dei Caf

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Fino ad oggi la compilazione ISEE da parte dei Caf è stata gratuita per i cittadini italiani e i centri di assistenza hanno ricevuto 16 euro per ciascuna dichiarazione compilata da gennaio. Tuttavia, quest’anno, le dichiarazioni compilate ammontano a 7.800.000, il 42% in più rispetto allo scorso anno, ed entro la fine della stagione della dichiarazione dei redditi potrebbero raggiungere i 10 milioni. Una tale mole di lavoro potrebbe portare all’esaurimento delle risorse stanziate per i primi di giugno.

Stando a quanto dichiarato da Giovanni Angileri, presidente della Consulta nazionale dei Caf, è attualmente al lavoro un tavolo di monitoraggio, il quale sta valutando quando la convenzione dovrà essere sospesa. A quel punto, i cittadini si troveranno davanti a due scelte: rinunciare o pagare il servizio, ad un prezzo che verrà stabilito da ciascun centro e che probabilmente sarà superiore ai 20 euro.

Cosa succederà nei prossimi giorni?

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Per mercoledì è previsto un colloquio con la responsabile della Famiglia Bonetti, mentre l’appuntamento con il ministero del Lavoro è ancora da fissare. Inoltre, dovrà occuparsi il dicastero dell’Economia a reperire le risorse necessarie.

L’obiettivo è quello individuare una soluzione-ponte, soprattutto perché il rischio maggiore è quello di una disparità tra i cittadini che in questi giorni possono usufruire gratuitamente del servizio e coloro che si troveranno a doverlo pagare.