Lavoro novità 2023: Reddito di Cittadinanza e smart working, cosa cambia?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
03/01/2023

Il 2023 sarà un anno di grandi cambiamenti e, si spera, decisamente migliore rispetto al precedente sotto il profilo economico e lavorativo. La nuova Legge di Bilancio ha portato molte novità importanti: dal Reddito di Cittadinanza allo smart working, vediamo cosa cambierà nel 2023 per il mondo del lavoro.

Lavoro

Le novità per il mondo del lavoro saranno moltissime nel 2023 e toccheranno moltissimi punti differenti, tra i quali:

  • Reddito di cittadinanza,
  • taglio del cuneo contributivo,
  • rifinanziamenti delle cassa integrazione,
  • smart working.

Le novità coinvolgeranno un numero sempre più elevato di persone, che potranno dunque avere dei vantaggi e migliorare la propria condizione attuale. Approfondiamo insieme la questione nel seguente articolo.

Lavoro: nuovo smart working nel 2023

Lavoro

Uno dei punti toccati dalla Legge di Bilancio 2023 è lo smart working: il lavoro agile sarà sempre più protagonista nel panorama italiano, anche grazie all’exploit che ha avuto dopo la pandemia. Molti lavori sono effettuabili anche da casa, e soprattutto in tempi di elevati costi per le bollette e per le materie prime, questo può essere assai conveniente per le aziende.

Il lavoro agile sarà dunque rinforzato in particolare per alcune categorie di lavoratori: si tratta dei fragili, che vedranno la proroga dello smart working fino al 31 Marzo 2023. D’altro canto la possibilità dello smart working sarà tolta per coloro che hanno figli under 14 per cui valgono ora solo gli eventuali accordi sindacali sottoscritti.

Lavoro: quanto influiranno le nuove regole del Rdc?

reddito-di-cittadinanza

Vediamo ora quanto influiranno le nuove regole imposte dal governo per il Reddito di Cittadinanza: questo verrà sostanzialmente modificato, prevedendo infatti una corresponsione limitata per i così detti occupabili. Sarà infatti erogato per soli 7 mesi e cancellato al primo rifiuto di un’offerta lavorativa congrua.

Per i 18-29enni che non hanno finito la scuola dell’obbligo è subordinato alla frequenza di corsi formativi. La quota dell’assegno destinata all’affitto sarà pagata direttamente ai proprietari.