Lavoro in nero in Italia: numeri allarmanti e fenomeno in crescita

In Italia il lavoro non regolare, solitamente detto “in nero”, è un fenomeno più che diffuso che causa ingenti malfunzionamenti all’interno del mondo del lavoro. Alcuni la definiscono una vera e propria piaga sociale: vediamo i dati di una ricerca CGIA.

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I dati pubblicati dalla CGIA (Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato) presentano a pieno le dimensioni del problema: il valore del lavoro irregolare in Italia viene stimato essere di circa 77,8 miliardi di euro. Basta rapportare questa somma alla prima tranche in arrivo del Recovery Fund (che è di 25 miliardi) per capirne la portata economica.

Il fenomeno è più diffuso al Sud, ma si estende in tutta la Penisola. Scopriamo altri dettagli interessanti della vicenda.

Lavoro irregolare: confronto tra Regioni

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Come detto, i numeri più alti di lavoratori irregolari sono registrati al Sud. Ma la Lombardia, ad esempio, che è la regione con la percentuale più bassa di lavoratori irregolari sul totale degli occupati, ha circa 500 mila lavoratori in nero, pari al 10% del totale.

La regione Calabria ha un tasso di irregolarità pari al 22%, che rapportato al totale degli occupati si concretizza in 135 mila soggetti. È la regione con il tasso più alto anche per l’incidenza sul sommerso dell’economia regionale (9,8%).

Il confronto tra le due regioni mostra la differenza che c’è tra Nord e Sud in questa particolare classifica. Al Nord il fenomeno è più o meno sotto controllo mentre al Sud, anche per ragioni prettamente sociali, è più diffuso.

Il lavoro in nero è più pericoloso?

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La ricerca della CGIA, in seguito, ha voluto porre luce sulla pericolosità del lavoro in nero, osservando se il tasso di infortuni e morti è maggiore rispetto al settore del lavoro regolare.

Trovare evidenze empiriche che vadano a rafforzare questa teoria è difficile, in quanto nelle regioni con tassi elevati di lavoratori invisibili i soggetti che hanno subito un infortunio o non lo denunciano o sono costrette, a volte anche sotto minaccia, a dichiarare il falso per non danneggiare il datore di lavoro.

La CGIA trae delle conclusioni che fanno riflettere sulla situazione in Italia del mondo del lavoro. Da una parte il lavoro in nero consente al datore di lavoro di risparmiare molti soldi, senza dare al lavoratore le tutele che il lavoro regolare consente di avere, dunque potrebbe essere vista come una forma di sfruttamento.

Dall’altra parte, però, il lavoro irregolare rappresenta l’unica modalità per alcune famiglie di portare a casa soldi per andare avanti, soldi che chiaramente non sono oggetto di tassazione. Il  lavoro irregolare viene definito come un vero e proprio ammortizzatore sociale per tali nuclei familiari.

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