Lavoro notturno: possibile causa di stress e depressione

Lavorare di notte può provocare stress e depressione. Lo rivela uno studio negli Stati Uniti, secondo il quale la luce artificiale a cui ci si espone di notte attiva un gruppo di cellule che interessano l’umore, la memoria e l’apprendimento con conseguenze anche sulla produttività.

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Un recente studio, condotto da Samer Hattar, cronobiologo della Johns Hopkins University, mette in guardia i lavoratori notturni da possibili problematiche psicologiche alle quali potrebbero incorrere.

Un rischio rilevato già da altri studi in passato, anche se questa volta viene sottolineato un ulteriore parametro mai preso in considerazione: la luce artificiale.

Dopo aver lavorato in laboratorio per molti mesi con il suo team di ricerca, Hattar sembra confermare che il lavoro notturno aumenta le probabilità di stress e di depressione, oltre a problemi di apprendimento e diminuzione delle potenzialità lavorative.

Lavoro notturno: meglio evitare

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Lavorare di notte può portare stress e depressione. Le cause? Non solo la stanchezza per l’orario ma anche e soprattutto la continua esposizione a luce artificiale.

Questo il risultato dello studio portato avanti da Samer Hattar, cronobiologo presso la Johns Hopkins University, secondo cui la luce artificiale di lampade, computer e tablet rende alcune cellule oculari più vulnerabili.

L’esposizione continua a luce artificiale sul posto di lavoro notturno aumenta i livelli di un ormone dello stress, che è associato con la depressione e che riduce le funzioni mentali. In particolare, la luce incandescente di notte attiva un gruppo di cellule che interessano l’umore, la memoria e l’apprendimento.

Lavoro di notte: come comportarsi

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Un’ipotesi che non dovrebbe apparire troppo peregrina visto che, fino all’invenzione della lampadina, alla fine del XIX secolo, la gente di notte non era esposta alla luce. L’invenzione dell’illuminazione ha così cambiato la vita delle persone ad un prezzo che però appare pesante.

Pertanto, secondo lo studio, è importante gestire in maniera attenta questo disturbo, utilizzando luci artificiali meno intense, in grado di stimolare le cellule oculari il meno possibile.

Hattar afferma a riguardo:

“Non sto dicendo che ci si dovrebbe sedere in completa oscurità di notte ma chiaramente consiglio di abbassare la luce il più possibile.”


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L’obiettivo dovrebbe essere quindi quello di utilizzare la quantità di luce necessaria e solo quando ce n’è realmente bisogno.

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
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