Lavoro: sale al 25% la percentuale dei NEET

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
14/03/2022

Si fanno ancora sentire gli effetti della pandemia sull’economia italiana: la quota dei NEET, ossia la percentuale di ragazzi che non lavorano e non studiano, è salita al 25%. Un giovane su quattro dunque si trova in una condizione di stagnazione preoccupante per il settore del lavoro italiano.

Giovani

La situazione riguardo ai NEET si fa sempre più preoccupante in Italia. Secondo gli ultimi dati diffusi, in Italia circa un giovane su quattro non studia, non lavora e non è inserito in un processo formativo riconosciuto. Si tratta di un numero enorme, che mette a serie pericolo il futuro economico del paese.

Approfondiamo insieme la questione, cercando di capire quali sono gli effetti e come si può migliorare questo dato.

Lavoro: chi sono i NEET?

Lavoro

Prima di valutare insieme le possibili implicazioni economiche riguardo al grande numero di NEET, cerchiamo di capire bene da chi è composta questa classe sociale. Si tratta di giovani con età tra i 15 e 34 anni, che ad oggi non lavorano, non studiano e non sono inseriti in processi di formazione riconosciuti.

I dati diffusi dal Ministero del Lavoro e delle politiche giovanili mostrano come il 25,1% dei giovani tra i 15 e 34 anni sia un NEET. In numeri sono ben tre milioni gli appartenenti a questa classe. quali implicazioni può avere questa dato sull’economia italiana? Scopriamolo insieme.

NEET: la generazione perduta

Lavoro, Triste

Si tratta di un’intera generazione perduta, come dicono in molti? I dati sembrano confermare questo aspetto, in quanto ben tre milioni di persone che non si stanno dando assolutamente da fare per il proprio futuro è più che preoccupante. Ma il governo e le istituzioni possono fare di più per migliorare il trend?

Sicuramente sì, ad esempio migliorando l’assistenza per i ragazzi che mostrano scarso interesse per la scuola e che tendono ad allontanarsene fino ad abbandonarla. Migliorare i processi di inserimento nel mondo del lavoro, ed intervenire sul salario minimo garantito renderebbe più appetibile qualsiasi posto di lavoro.

Se si confrontano i dati italiani con quelli UE, siamo all’ultimo posto in questa speciale classifica: la necessità di intervento è più che necessaria.