Legge 104: cosa fare se non viene riconosciuta?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
25/05/2022

La Legge 104 rappresenta uno strumento molto utile per coloro che hanno bisogno di tempo libero per assistere un parente o una persona cara non autosufficiente. Può capitare però che la prima richiesta venga rigettata: cosa fare in questi casi? Scopriamolo insieme nel seguente articolo.

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Il procedimento per ottenere le agevolazioni della Legge 104 è lungo e complesso, ma in caso di esito positivo i benefici sono molto importanti, soprattutto dal punto di vista sociale. L’idoneità si ottiene solo dopo il parere del medico che andrà ad effettuare la visita finale.

Cosa fare in caso di rigetto della prima istanza? Si può fare ricorso? Cerchiamo di capirne di più.

Legge 104: di cosa si tratta e quali vantaggi offre

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Essere in possesso della così detta Legge 104, significa avere il diritto di assentarsi dal lavoro per assistere un familiare o il coniuge nel caso in questa persona non sia autosufficiente. Si tratta dunque di una norma dal fortissimo peso sociale, in quanto consente di mantenere viva l’autonomia e l’integrazione sociale delle persone con disabilità.

Ma non solo, la Legge 104 consente di aver accesso ad appositi servizi di sostegno e di assistenza per le persone portatrici di handicap. Dunque lo scopo principale non è solamente quello di avere diritto a giorni di ferie extra come molti credono.

Legge 104: come fare ricorso in caso di mancato accesso

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Cosa fare se la domanda dovesse essere in primis rigettata? Tra le numerose vie che si possono seguire, vi è quella legata al ricorso giudiziale: si tratta dunque di una vera e propria impugnazione della procedura, con tutte le dirette conseguenze. Nel dettaglio, ciò che si va ad impugnare è il verbale attestante la condizione medica del soggetto esaminato.

La procedura prevede il passaggio denominato CTU, ossia un medico esperto andrà ad impugnare il verbale medico, accertandosi che siano state seguite tutte le norme  e avrà in seguito il compito di confermare o meno la correttezza di quanto è emerso. A livello di tempistiche, il verbale può essere impugnato entro e non oltre 6 mesi.