Legge 104: cos’è, come funziona e permessi

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
05/01/2023

Grazie alla Legge 104, i portatori di handicap e i familiari che li assistono hanno diritto a una serie di agevolazioni e permessi. Vediamo insieme di cosa si tratta.

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La Legge 104 riguarda le più importanti agevolazioni in merito ai portatori di handicap e i familiari che li assistono.

Anche per il 2023 sarà possibile usufruire della Legge, che non ha subito variazioni per l’anno in corso. L’unica novità è stata introdotta nel 2022 e riguarda il passaggio dal “referente unico” ai “permessi condivisi“, che ha permesso di condividere i permessi tra più familiari, sempre nel limite complessivo di tre giorni mensili.

Vediamo insieme cos’è, come funziona e quali sono i permessi.

Legge 104: di cosa si tratta

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La Legge 104/1992 prevede l’integrazione dei disabili all’interno di ogni ambito della società, dalla famiglia al mondo del lavoro, dai trasporti, all’ambito sanitario, sportivo, dell’ostruzione e della ricerca universitaria.

Possono usufruirne tutti i portatori di handicap, la cui condizione è stata riconosciuta da parte di una Commissione Medica dell’ASL.

Legge 104: permessi retribuiti

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La Legge 104 nel 2023 prevede diversi tipi di agevolazioni e alcune di queste possono richiedere ulteriori condizioni specifiche. In particolare, i permessi retribuiti possono essere concessi a più familiari che si occupano dello stesso portatore di handicap.

I permessi retribuiti permettono di assentarsi per 3 giorni al mese, frazionabili anche a ore (2 ore al giorno se orario full time, 1 ora se part time), ottenendo la stessa retribuzione e la copertura figurativa ai fini pensionistici.

I familiari del portatore di handicap grave che beneficiano dei permessi retribuiti possono essere:

  • il coniuge, convivente di fatto o parte dell’unione civile;
  • i genitori biologici o adottivi;
  • i parenti e affini entro il secondo grado o il terzo grado laddove i genitori o il coniuge della persona disabile in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano deceduti o mancanti.

I genitori biologici o adottivi, se il figlio ha meno di 3 anni (o tra 3 e 12 anni se è disabile o adottivo) possono richiedere in alternativa anche il prolungamento del congedo parentale.