Obblighi alimentari e spese nella convivenza: cosa dice la legge italiana?

Oggi parliamo di spese di mantenimento anche in una situazione non matrimoniale. Cosa ci dice la legge italiana a riguardo?

Obblighi alimentari e spese nella convivenza: cosa dice la legge italiana?

Nel contesto delle relazioni di convivenza, è importante comprendere gli obblighi alimentari e la restituzione delle spese sostenute tra i conviventi. È fondamentale distinguere l’obbligo alimentare dalle spese sopportate durante il periodo di convivenza. Andiamo allora a vedere insieme quali sono le caratteristiche che diversificano queste due terminologie e quali sono le conseguenze per  le due persone che convivono.

Mantenimento senza matrimonio: cosa c’è da sapere

Obblighi alimentari e spese nella convivenza: cosa dice la legge italiana?

L’obbligo alimentare, diverso dall’assegno di mantenimento, riguarda le persone in stato di bisogno. Il coniuge è uno dei primi soggetti obbligati, ma prima di lui c’è il donatario, colui che ha ricevuto delle donazioni, il quale è obbligato solo nella misura della donazione ricevuta. Pertanto, chi ha ricevuto donazioni è tenuto a fornire assistenza alimentare al convivente (o ex convivente) in stato di bisogno, ma solo fino all’importo delle donazioni ricevute.

Grazie alla legge Cirinnà, che regola le coppie di fatto, l’obbligo alimentare simile a quello coniugale si applica anche alle unioni di fatto. Tuttavia, è importante notare che gli alimenti sono generalmente più modesti rispetto al mantenimento e sono soggetti a requisiti più rigidi.

Mantenimento del convivente: quando spetta?

Obblighi alimentari e spese nella convivenza: cosa dice la legge italiana?

Per quanto riguarda la restituzione delle spese sostenute durante la convivenza, senza un patto di convivenza, non è possibile ottenere il rimborso di tali spese. Nonostante l’assenza di un legame matrimoniale, la giurisprudenza riconosce l’esistenza di un implicito dovere di solidarietà tra i conviventi, presumendo che le spese siano finalizzate ai bisogni familiari. Questa interpretazione può sembrare contraddittoria rispetto a quanto visto per il mantenimento, ma rappresenta una forma di tutela per i conviventi, assimilando un concetto derivante dal matrimonio.

Inoltre, il Codice civile esclude il diritto alla restituzione di ciò che è stato dato volontariamente adempiendo a un dovere morale. Tuttavia, è prevista un’eccezione per le spese straordinarie, che sono costi di rilevante entità e per i quali è previsto un rimborso al 50%, purché sia possibile dimostrarne l’esistenza.

È importante che i conviventi siano consapevoli di questi aspetti legali e considerino le implicazioni finanziarie delle loro scelte durante la convivenza. La consulenza legale può essere utile per comprendere appieno i propri diritti e doveri in questa situazione.

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