Obbligo fattura elettronica partite IVA: chi è ancora esonerato?

Luca Paolucci
  • Laurea in Economia e Management
  • Laureato in Management Internazionale
18/11/2022

È operativo da quest’anno l’obbligo di fatturazione elettronica per le partite IVA in regime forfettario, ma ad oggi ci sono ancora dei casi di esonero definiti dal legislatore nei confronti di chi rispetta determinati requisiti economici. Vediamoli insieme nel seguente articolo.

 

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È entrato in vigore quest’anno l’obbligo di fattura elettronica per le partita IVA in regime forfettario. Alcuni di queste, tuttavia, sono state esonerate dal legislatore: si tratta di circa 800.000 partite IVA, che fino al 2024 possono continuare ad utilizzare la sola fattura cartacea.

Vediamo tutti i dettagli a riguardo nel seguente articolo.

Obbligo fattura elettronica: tutti gli esoneri

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Dal 1° luglio 2022 i titolari di partita IVA in regime forfettario sono obbligati a presentare la fattura elettronica. Le disposizioni, tuttavia, non si applicano ai soggetti che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero percepito compensi inferiori a 25.000 euro.

Gli altri soggetti titolari di partita IVA esclusi dall’obbligo di fatturazione elettronica sono:

  • gli operatori del settore sanitario che, per vincoli in materia di privacy imposti dal Garante, non possono emettere fattura elettronica per le prestazioni professionali i cui dati sono da inviare al Sistema tessera sanitaria (art. 10-bis, dl n. 119/2018);
  • i piccoli produttori agricoli, nel cui caso l’esclusione riguarda l’obbligo di fatturazione in generale (di cui all’art. 34, comma 6, dpr n. 633/1972).

Dal 1° gennaio 2024, ricordiamo, tutti i contribuenti titolari di partita IVA saranno obbligati alla fatturazione elettronica.

L’esonero dall’obbligo spetterebbe a circa 800.000 partite IVA, tra micro imprese, lavoratori autonomi e professionisti, che per altri due anni rimarrebbero all’interno del regime forfettario con la semplice fattura cartacea.

Obbligo non rispettato: le sanzioni

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Le sanzioni per i soggetti obbligati che non rispettano la norma, invece, possono andare da 250 fino a 2.000 euro.

Chi non emette la fattura elettronica entro 12 giorni successivi a quello di effettuazione dell’operazione verrà punito in base alle previsioni dell’art. 6 co. 2 del D.Lgs. n. 471/1997 e, pertanto, con l’applicazione di una sanzione che potrà oscillare dal 5% al 10% dei corrispettivi, con un minimo di 500 euro se dall’errore non derivano conseguenze sul calcolo dell’IVA o delle imposte sui redditi.

Qualora il contribuente abbia tempestivamente registrato il corrispettivo ai fini delle imposte dirette e abbia altresì provveduto alla tardiva emissione della fattura, verrà assoggettato alla sanzione residuale di cui all’ultimo periodo del comma 2 dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/1997, ricompresa tra 250 euro e 2.000 euro (Risposta dell’Agenzia delle Entrate all’istanza di interpello n. 520/2021).