Pensione: ci si può andare con 15 anni di contributi?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
13/09/2022

In attesa di un probabile nuovo decreto per le pensioni, la Cassazione si è espressa su un tema molto delicato che riguarda la possibilità di andare in pensione con 15 anni di contributi versati senza interruzione. Approfondiamo insieme la vicenda, considerando in particolare il futuro delle pensioni in Italia.

Pensione

In Italia era possibile andare in pensione con un minimo di 15 anni di contributi versati, anziché gli attuali 20, grazie alla Legge Amato. Questa prevedeva di ritirarsi dal mondo del lavoro con largo anticipo, ma solo per coloro che avevano versato contributi a cavallo tra i due regimi contributivo e retributivo. Per fissare una data, si tratta di coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 31 Dicembre 1995.

Pensioni: ci si può andare con 15 anni di contributi versati?

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La giurisprudenza si è espressa molto chiaramente: andare in pensione con 15 anni di contributi anziché 20 è preclusa a coloro che hanno lavorato senza sosta, indipendentemente dallo stipendio percepito. Questa è la scelta della Cassazione, che si è espressa in materia nei giorni scorsi. Tale fattispecie era possibile con la legge Amato, ma solo se si possedevano i seguenti requisiti:

  • essere in possesso di un’anzianità contributiva, quindi almeno un contributo versato, al 31 dicembre 1995;
  • avere un’anzianità contributiva di almeno 25 anni (il che è automatico, altrimenti non verrebbe soddisfatto il requisito precedente);
  • essere stati occupati per almeno 10 anni per periodi di tempo inferiori alle 52 settimane l’anno.

Pensione: perché non dipende da quanto si è incassato?

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Vediamo ora per quale motivo anche coloro che hanno avuto un reddito basso non possono andare in pensione pur avendo lavorato 15 anni consecutivi senza sosta. Le tutele in tal senso sono rivolte a coloro che svolgono lavori prettamente stagionali, come ad esempio l’agricoltura o i lavori del turismo.

Nessuna tutela, invece, per chi ha lavorato continuamente ma con contratto part-time, non raggiungendo dunque il minimo retributivo richiesto per il riconoscimento di un’intera settimana contributiva.