Pensione di reversibilità: cos’è e a chi spetta

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
24/10/2022

Chi può usufruire della pensione di reversibilità? Dai coniugi ai separati fino a figli, nipoti e genitori. Vediamo insieme chi sono i beneficiari della pensione indiretta.

inps-pensioni-1200×675La sentenza 88/2022 della Corte Costituzionale ha ampliato la platea di beneficiari della pensione di reversibilità. In presenza di determinati requisiti, infatti, potranno accedere al trattamento pensionistico riservato ai superstiti i separati, divorziati, superstiti di unioni civili, figli, nipoti.

Vediamo insieme cosa cambia con la sentenza 88/2022 della Corte Costituzionale.

La pensione indiretta

12-inps-ansaInnanzitutto, la pensione di reversibilità spetta a quell’assicurato che prima del decesso abbia raggiunto 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva o 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva dei quali almeno 3 anni nel quinquennio anteriore alla data del decesso.

La pensione ai superstiti è pari ad una quota percentuale della pensione già liquidata. Le aliquote di reversibilità cambiano in base alla composizione della famiglia; in particolare, in presenza di figli, le percentuali sono le seguenti:

  • 80% al coniuge con un figlio (60% al coniuge solo o con figli non più a carico);
  • 100% al coniuge con due o più figli;
  • 70% un figlio (in assenza del coniuge);
  • 80% due figli (in assenza del coniuge);
  • 100% tre o più figli (in assenza del coniuge).

Coniugi

In generale possono ottenere la pensione diretta o indiretta il coniuge che, se beneficiario unico, ne incasserà il 60%. Diverso il caso del coniuge che concorre con altri familiari o supera certi limiti di reddito, in questo caso la quota andrà tagliata.

Separati

Nel caso dei separati la circolare Inps 19/2022 ha riconosciuto il trattamento anche in suo favore con addebito e senza diritto agli alimenti. La stessa legge 903/1965 infatti non esigeva quale requisito quello di essere a carico del titolare alla data della morte ma solo il matrimonio con il defunto. Già la Consulta nel 1987 indicava l’equiparazione tra i separati a vario titolo.

In caso di contemporanea presenza di coniuge ed ex coniuge, la sentenza 13174/2021 del Tribunale di Roma ha stabilito che se il pensionato lascia un coniuge superstite e un divorziato titolare di assegno, la reversibilità andrà tra loro ripartita, secondo il principio solidaristico. Quest’ultimo prende in considerazione la durata dei rispettivi matrimoni e delle eventuali convivenze more uxorio. Occorre infine considerare l’importo dell’assegno mensile e la posizione economica delle parti. Se però il coniuge dovesse risposarsi in questo caso perderebbe i requisiti, per superamento delle soglie di età, venir meno dell’inabilità o fruizione di altra pensione.

Figli, nipoti e genitori

A percepire la pensione di reversibilità sono anche i figli legittimi, naturali, riconosciuti, dichiarati o adottivi. Occorre però che siano minori, inabili al lavoro, maggiorenni fino a 21 anni se studenti o iscritti a corsi professionali e 26 se universitari.

In caso di mancanza di figli, il medesimo diritto spetta ai nipoti, anche non conviventi con il defunto, e anche maggiorenni se orfani inabili al lavoro se a carico, nel senso di totale dipendenza come sostentamento continuativo.

Se mancano coniugi o figli, l’assegno spetterà ai genitori a carico over 65 privi di pensione e ai fratelli celibi e alle sorelle nubili a carico, inabili al lavoro e sprovvisti di pensione.

Conviventi di fatto

Per quanto riguarda i conviventi di fatto, non ci sono novità. A differenza di chi si è unito con unioni civili, i conviventi non hanno diritto alla reversibilità. Il loro diritto perso quindi non passa nemmeno ai superstiti di quelle coppie che stanno insieme da molto tempo se il decesso preceda l’entrata in vigore della legge 76/2016.