Pensione minima, aumenta l’importo ma non per tutti: chi è escluso dall’integrazione

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
12/11/2022

Dal prossimo anno, gli importi delle pensioni saranno rivalutati secondo il tasso di inflazione registrato nel 2022, che nei primi mesi dell’anno si è attestato intorno al 7,3%. Tuttavia, alcuni titolari della pensione minima non potranno usufruire dell’aumento. Vediamo insieme perché.

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Il ministero dell’Economia ha ufficializzato che darà via alla rivalutazione delle pensioni in base all’inflazione media registrata nei primi dieci mesi del 2022, pari al 7.3%.

La rivalutazione riguarderà non solo i trattamenti previdenziali ma anche alcune misure assistenziali, come l’assegno sociale e la pensione minima.

Purtroppo, la rivalutazione non riguarderà tutti i percettori delle pensione minima. Vediamo insieme chi sarà escluso.

Pensione minima: di quanto aumenta

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Per pensione minima si intende la soglia al di sotto della quale i trattamenti previdenziali, ma solamente quelli liquidati con il sistema retributivo o misto, godono di una certa integrazione, variabile in base all’ammontare di tutti i redditi percepiti.

Nel 2023, la pensione minima aumenterà di 38 euro al mese grazie alla rivalutazione degli assegni. Attualmente, l’importo di tale misura è pari a 525,38 euro, comprensivo dell’aumento dello 0,2% dovuto al conguaglio della rivalutazione 2022. Applicandovi un ulteriore incremento del 7,3%, ne risulterà che dal prossimo gennaio l’importo mensile della pensione minima sarà pari a 563,73 euro, per un importo annuo pari a 7.328,49 euro.

Pensione minima: gli esclusi dal trattamento integrativo

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Chi ha una pensione d’importo inferiore a 563,73 euro potrebbe avere diritto a un’integrazione tale da permettergli di raggiungere la suddetta soglia. Tuttavia, per raggiungere tale importo è necessario soddisfare anche una serie di requisiti.

Innanzitutto, è necessario che la pensione sia stata calcolata almeno per una parte con il sistema retributivo. L’integrazione al trattamento minimo, infatti, non spetta ai cosiddetti contributivi puri, ossia a coloro che hanno iniziato a versare contributi successivamente alla data dell’1 gennaio 1996.

In seguito, bisogna essere in possesso di determinati requisiti reddituali, tenendo conto di tutti i redditi percepiti dal pensionato. Nel dettaglio, per avere diritto a un’integrazione totale, quindi fino al raggiungimento dei suddetti 563,73 euro, è necessario che l’ammontare complessivo dei redditi del pensionato non superi la soglia di 7.328,49 euro, ossia l’ammontare annuo della pensione minima.

Entro le due volte il trattamento minimo, quindi, 14.656,98 euro, l’integrazione spetta ma solo in misura parziale.