Pensioni rinviate al 2023: chi subirà il ritardo?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
28/11/2022

Il momento del raggiungimento dei requisiti per ritirarsi dal lavoro è sempre bello in quanto segna un passaggio fondamentale nella vita. Con la rivalutazione delle pensioni però, coloro che potevano andarci già a fine 2022 dovranno attendere il 2023. Vediamo i dettagli della vicenda e cosa cambierà per queste persone.

Pensione

La nuova legge di Bilancio è intervenuta sulle pensioni in maniera forte, ma vi è un meccanismo che agisce in automatico che rischia di far slittare di un anno la possibilità di andare in pensione per alcuni lavoratori che sono quasi in possesso dei requisiti. Si tratta della rivalutazione delle pensioni, che nel 2023 sarà molto forte a causa dell’inflazione.

Questo potrebbe essere un problema per coloro che vogliono andare in pensione sfruttando la pensione di vecchiaia. Vediamo come mai nei prossimi paragrafi.

Pensione: quando è richiesto il requisito economico?

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Vediamo in primis quando entra in gioco il requisito economico, essenziale per stabilire se un soggetto andrà in pensione oppure no. Le misure in cui entra in gioco questo meccanismo sono due: si tratta della pensione di vecchiaia, ma solo quando ad accedervi sono i contributivi puri, e dell’opzione contributiva della pensione anticipata.

l’assegno calcolato interamente con il contributivo deve aver maturato una pensione pari o superiore a 1,5 volte il valore annuo del trattamento minimoPer il 2022 il trattamento annuo minimo è stato di 6.830,18 euro, ne risulta che per poter accedere alla pensione di vecchiaia bisogna aver maturato una pensione annua di almeno 10.245,27 euro.

Pensione: come cambia il requisito per andarci nel 2023?

Pensione

Vediamo ora cosa cambierà nel 2023 riguardo al requisito economico da utilizzare per andare in pensione. Come già anticipato, nel 2023 ci sarà una rivalutazione delle pensioni pari al 7,3%, che comporterà il corrispettivo mensile minimo ad arrivare a quota 563,73 euro.

Il trattamento annuo salirà in seguito 7.328,49 euro, al quale dovrà essere aggiunto un ulteriore 1,5% come voluto dal governo Meloni.