Pensioni 2023, uscita anticipata: vantaggi e svantaggi

Matteo Bertocci
  • Laureando presso l'Università di Perugia
09/12/2022

Con la riforma di Opzione donna, la nuova Quota 103 e la rivalutazione degli assegni, andare in pensione nel 2023 può essere meno vantaggiosa. Vediamo insieme chi rischia di essere penalizzato.

Pensioni

Le novità sulle pensioni per il nuovo anno non saranno per tutti così piacevoli. Infatti, in attesa di una riforma che scavalchi completamente la legge Fornero, uscire dal lavoro in anticipo sarà ancora più complicato nel 2023. Ricordiamo anzitutto la possibilità di uscita anticipata dopo il raggiungimento di un’età anagrafica di 62 anni e con la soglia di almeno 41 anni di contributi versati. La nuova Quota 103. Abbiamo poi un Opzione donna ridimensionata ed, infine, l’Ape sociale che verrà rinnovato senza modifiche.

Al 19 gennaio la partenza per la riforma vera e propria annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Come sarà quindi quest’uscita anticipata nel 2023?

Quota 103

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Nel 2023 l’uscita anticipata sarà quella articolata dalla nuova Quota 103, ovvero con 62 anni di età e 41 di contributi. In teoria non si parla di una penalizzazione, ma di fatto, chi aderisce non potrà percepire una pensioneche superi cinque volte i minimi. La cifra stabilità per le minime al momento è di 570 euro circa.

Si parla al massimo di una pensione da 2.815 euro lordi al mese. Inoltre l’assegno non sarà cumulabile se non per quello autonomo con importi inferiori ai 5mila euro. Aderire quindi a quota 103 vuol dire farsi tagliare una parte dell’assegno.

I criteri più stringenti di Opzione donna

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Regole ancora da definire per l’Opzione donna 2023. Sembrano saltare i criteri legati ai figli inseriti nella manovra, e quindi l’anticipo a 58 anni per chi è madre di almeno due figli e a 59 per chi ne ha uno solo. Rimangono invece i requisiti riguardanti l’appartenenza ad alcune categorie:

  • caregiver;
  • lavoratrici licenziate o di aziende in crisi;
  • lavoratrici con un’invalidità almeno al 74%.

In fin dei conti quindi con Opzione donna si potrebbe quindi andare in pensione a 60 anni d’età e 35 di contributi, ovvero un anno in più rispetto alle regole attuali per le autonome e due per le dipendenti (con criteri più strigenti rispetto al 2022).

Ape sociale e rivalutazione delle pensioni

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Parlando dell’Ape sociale resta invece tutto invariato. Potranno quindi andare in pensione, con almeno 63 anni di età e 36 di contributi:

  • chi non ha un lavoro;
  • chi si trova in situazione di invalidità;
  • chi presta assistenza a familiari con disabilità;
  • chi compie lavori gravosi.

Si scende a 30 anni per i disoccupati da lungo tempo, gli invalidi civili e i caregiver.Parliamo infine della rivalutazione delle pensioni con l’indicizzazione all’inflazione. Si ha infatti un salto da tre a sei scaglioni. Si hanno notizie positive per gli assegni più bassi quindi dato che la rivalutazione è piena per gli importi fino a 4 volte il minimo. Arriva invece un taglio per le pensioni sopra i 2.100 euro, con un ulteriore aggravio sopra i 2.626 euro.