Pensioni, al via la rivalutazione: da quando e aumenti

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
10/11/2022

È stata annunciata dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti la rivalutazione delle pensioni per l’inizio del 2023. Vediamo insieme di quanto aumenteranno le pensioni il prossimo anno.

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Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto che dispone, a partire dal 1° gennaio 2023, un adeguamento pari a +7,3% delle pensioni dei cittadini.

Si tratta del primo intervento del nuovo governo per contrastare l’inflazione e riguarda i pensionati. L’aumento è stato calcolato sulla base della variazione percentuale che si è verificata negli indici dei prezzi al consumo forniti dall’Istat il 3 novembre 2022.

Nel frattempo, si attendere il decreto Aiuti quater che prevede una serie di misure e interventi volti ad aiutare le famiglie, le imprese, i lavoratori e le lavoratrici italiane per contrastare il caro prezzi di questi mesi.

Pensioni: +7,3% da gennaio 2023

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In audizione davanti alle commissioni riunite sulla Nadef, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato la firma del provvedimento che conterrà l’adeguamento delle pensioni:

Appena esco di qui firmerò il decreto per l’adeguamento delle pensioni in base alle risultanze dei dati ISTAT, come previsto dalla normativa vigente, si determinerà un aumento della relativa spesa del 7,3 per cento.

Nei prossimi giorni, si attende l’approvazione del nuovo decreto Aiuti quater. Tra le misure inserite si trovano il credito di imposta per le aziende e la proroga del taglio delle accise sui carburanti.

Al lavoro sulla Legge di Bilancio 2023

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La sfida vera riguarda la Legge di Bilancio 2023, per la quale il governo ha a disposizione circa 21 miliardi, la maggior parte dei quali saranno impiegati per fronteggiare la crisi energetica.

Il ministro dell’Economia ha dichiarato che si stima una variazione negativa del Pil per l’ultima parte dell’anno, mentre per il 2023 “si prevede una variazione dello 0,3%, più contenuta rispetto a quanto ipotizzato a fine settembre”.

L’esecutivo non potrà trascurare due rilevanti voci di spesa: quella delle pensioni, che di qui al 2025 peseranno per oltre 50 miliardi anche per effetto del meccanismo di indicizzazione all’inflazione, e il Superbonus, che al 2026 costerà 37,8 miliardi di euro in più del previsto, un dato che a fine anno potrebbe salire ancora. Per quanto riguarda l’agevolazione, il ministro ha confermato che il governo Meloni ha intenzione di rivedere il meccanismo in modo selettivo “perché questo governo non ritiene equo destinare una così ingente massa di risorse a una limitatissima fetta di cittadini italiani in modo indistinto”.

Inoltre, l’opzione di andare in pensione con 41 anni di contributi “non è esclusa ma ci dovrà essere qualche compensazione, può essere che qualche economia derivi dal Reddito di cittadinanza“.