Pensioni, bonus Maroni: cos’è, quando e a chi spetta

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
16/01/2023

La Legge di Bilancio ha introdotto per il 2023 un incentivo rivolto a coloro che decidono di rimandare l’uscita dal mondo del lavoro e rinunciano all’opzione di pensionamento anticipato, nota come Quota 103. Vediamo insieme di cosa si tratta.

money-3

Coloro che sono in possesso dei requisiti minimi per accedere alla pensione anticipata ma decidono di continuare a lavorare fino al raggiungimento dei requisiti previsti per la pensione di vecchiaia avranno diritto a un bonus.

Si tratta del cd. bonus Maroni, il quale consiste in un aumento retributivo rivolto a quei lavoratori che posticipano l’uscita dal mondo del lavoro.

Vediamo insieme nel dettaglio cos’è e come funziona.

Bonus Maroni: di cosa si tratta

money-2

Il bonus Maroni riprendere l’incentivo previsto dalla legge n.243/2004 per contenere le spese previdenziali e in favore di quei lavoratori che, pur essendo in possesso dei requisiti minimi per andare in pensione, decidono di continuare a lavorare.

Il bonus è stato reintrodotto per il 2023 dalla Legge di bilancio e permette a coloro che ne usufruiscono di beneficiare di uno stipendio netto comprensivo anche della quota di contributi dovuti all’INPS.

L’aumento dello stipendio ammonta al 9,19% e corrisponde alla percentuale di contribuzione ai fini pensionistici (IVS – invalidità, vecchiaia e superstiti) a carico del lavoratore e versata dall’azienda all’ente di previdenza.

Quota 103: come funziona

money-2

Quota 103 consiste in uno schema di anticipo pensionistico che permette di accedere alla pensione a 62 anni di età e con 41 anni di contributi.

L’importo dell’assegno viene calcolato con il sistema retributivo fino a dicembre 1995 e contributivo a partire dal primo gennaio 1996. La legge stabilisce che l’importo massimo non può superare le cinque volte il trattamento minimo Inps, vale a dire circa 2.800 euro lordi al mese, pari a circa due mila euro netti al mese. Tale limite viene applicato fino al raggiungimento dei 67 anni di età, quando il lavoratore matura i diritti per accedere alla pensione di vecchiaia.