Pensioni: come cambieranno nel 2023 e come funzionerà Quota 41

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
15/11/2022

Cosa ha intenzione di fare il governo per evitare il ritorno della Legge Fornero il prossimo anno? Il sottosegretario Duringon ha confermato che tra le ipotesi che si stanno valutando rientra anche Quota 41. Vediamo insieme nel dettaglio.

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Il sottosegretario Claudio Duringon ha fatto sapere ieri che dal 2023 non si tornerà pienamente alla Legge Fornero. Infatti, l’intenzione del governo é quella di introdurre Quota 41 per un anno, per mandare in pensione una platea di 40-50mila lavoratori con 61 o 62 anni di età e 41 di contributi, per poi lavorare alla riforma vera e propria.

Spenderemo meno di 1 miliardo per agevolare 40-50 mila lavoratori. Pensavamo anche a un bonus per chi resta a lavorare, ma la prudenza di bilancio ci induce a rinunciare.

Si valuta un aumento in busta paga che potrebbe essere anche del 10%.

[In manovra] metteremo una formula che evita lo scalone di gennaio per un gruppo di lavoratori. Quota 41 ci sarà e questo è importante: la stiamo studiando nei dettagli con la ministra del Lavoro Marina Calderone e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Il presidente Inps Pasquale Tridico ha spiegato però che non ci sono ancora “stime ufficiali” sui costi della misura, e che “è tutto in itinere”.

Pensioni verso Quota 41

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Sarà dunque Quota 41 a sostituire Quota 102, che attualmente prevede di andare in pensione con 64 anni d’età e 38 di contributi. Tuttavia, la Lega vorrebbe introdurre un mix “61+41”  facendo scendere da 62 a 61 anni il limite anagrafico, requisito richiesto insieme ai 41 anni di contributi per il 2023.

Il Carroccio considera questa soluzione un primo step per arrivare a una Quota 41 piena, cioè un pensionamento con 41 anni di versamenti a prescindere dall’età anagrafica, una misura che il governo dovrebbe approvare entro la fine della legislatura.

La Legge di Bilancio conterrà anche la proroga di Opzione donna e il prolungamento dell’Ape sociale e resteranno attivi gli altri canali di uscita “ordinaria”, come la possibilità di andare in pensione con 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva (41 anni e 10 mesi per le donne) a prescindere dall’età anagrafica e senza adeguamenti all’aspettativa di vita fino al 2026.

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia l’asticella resta fissata a 67 anni, con almeno 20 anni di contribuzione. Ma per  alcune tipologie di lavoratori impegnati in mansioni particolarmente rischiose è possibile andare in pensione con 30 anni di versamenti, a 66 anni e 7 mesi.