Pensioni: cosa succede dopo la fine di Quota 100?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
28/08/2021

C’è ancora forte incertezza su cosa ne sarà del sistema pensionistico italiano per il dopo Quota 100. I partiti hanno già iniziato a scaldare i motori per quella che sarà una vera e propria battaglia politica: valutiamo i possibili scenari futuri.

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Sul tema pensioni, la strada che si sta percorrendo per il 2022 è quella di eliminare la quota universale (Quota 100), per lasciare spazio a varianti meno restrittive di tale programma.

Ciò che va assolutamente evitato è di effettuare un ritorno alla legge Fornero. Le possibili alternative a Quota 100 che sono state considerate, però, non convincono a pieno, dunque si valuterà di potenziare tutti i programmi vigenti.

Pensioni: un ritorno alla Fornero convince poco

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Tra le fazioni politiche contrarie al ritorno alla Fornero vi è la Lega, che ha espresso tramite il suo leader Salvini la propria contrarietà.


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Lega e sindacati puntano fortemente sul cosiddetto 41, ossia andare in pensione al 41esimo anno di contribuzione, a prescindere dall’età.

Altra strada privilegiata è quella che prevedrebbe il pensionamento anticipato a 62-63 anni. Il fine ultimo, ad ogni modo, è di garantire una maggiore flessibilità.

Questa strada è appoggiata anche dal M5S e dal Partito Democratico, che si ritiene favorevole ad interventi il più possibile strutturali.

La via prediletta: tenere conto degli strumenti attuali

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Il Ministero dell’Economia guarda in maniera negativa e diffidente tutte le ipotesi di nuove Quote universali o simili, visione tra l’altro condivisa con il Governo. Dunque la strada da percorrere sembra essere quella del rafforzamento degli strumenti già in atto.

Un esempio è il rafforzamento dell’APE sociale, che dovrebbe essere esteso anche ad altre categorie di lavoratori. Tale prospettiva trova d’accordo anche Matteo Salvini. La sottosegretaria al lavoro Tiziana Nisini, conferma questa linea, reputando essenziale non sopravanzare lo scalone dei 67 anni, potenziando l’Ape sociale ed altre misure come Opzione Donna e i contratti di espansione.