Pensioni, la proposta di Tridico: uscita a 64 anni con assegno ridotto

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
06/06/2022

Con il termine di Quota 102, il governo è al lavoro sulla riforma del sistema pensionistico. Diverse sono le ipotesi avanzate nell’ultimo periodo e una delle ultime è stata proposta dal presidente Inps, Pasquale Tridico. Vediamo insieme cosa prevede.

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Quest’anno terminerà Quota 102 e per evitare il ritorno alla legge Fornero l’esecutivo è attualmente al lavoro sulla riforma del sistema pensionistico. Negli ultimi mesi sono diverse le ipotesi avanzate, a partire dalla cd. Quota 41, promossa in particolar modo dalla Lega, che tuttavia richiede una spesa eccessiva per essere applicata, soprattutto in un momento in cui l’Italia si prepara ad affrontare una spesa pensionistica che nel 2023 dovrebbe segnare un +7% a causa dell’inflazione.

Una nuova idea è stata avanzata da Pasquale Tridico, vediamo insieme cosa prevede l’ipotesi del Presidente Inps.

Pensioni 2023: la proposta del presidente Inps

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L’idea di Tridico è una riforma che preveda un anticipo intorno ai 63 anni per i lavoratori appartenenti al sistema misto, che avrebbero in questo modo la possibilità di accedere a una prestazione di importo pari alla quota contributiva maturata alla data della richiesta per poi avere la pensione completa al raggiungimento dell’età di vecchiaia (67).

I requisiti sarebbero i seguenti:

  • almeno 63 o 64 anni di età (da adeguare alla speranza di vita);
  • possesso di almeno 20 anni di contribuzione;
  • aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale.

La prestazione completa spetterebbe fino al raggiungimento del diritto per la pensione di vecchiaia. Secondo il presidente Inps, l’ipotesi sarebbe “sostenibile” dal punto di vista finanziario con un aggravio di circa 2,5 miliardi per i primi tre anni e risparmi a partire dal 2028.

Quota 41: come funziona

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Nonostante sia definita Quota 41, questo meccanismo non prevede alcuna soglia di età anagrafica, poiché si basa soltanto sugli anni di contributi versati, che devo ammontare a 41. Dunque, il requisito anagrafico non viene sommato a quello contributivo.

Attualmente i casi di Quota 41 previsti riguardano i lavoratori cd. precoci, ossia coloro che sono in possesso, al 31 dicembre 1995, di contribuzione che possono far valere almeno 12 mesi di versamenti antecedenti al compimento del 19esimo anno d’età e che si trovano in una di queste condizioni:

  • chi è disoccupato e non percepisce da almeno tre mesi l’indennità di disoccupazione;
  • chi presta cure da non meno di sei mesi a un familiare entro il secondo grado, convivente con handicap grave;
  • gli invalidi civili con oltre il 74% di invalidità;
  • coloro che hanno svolto attività usurante o mansioni gravose per almeno sette anni negli ultimi dieci non meno di sei anni negli ultimi sette di attività lavorativa.