Pensioni, Opzione Donna ampliata: cosa cambia dal 2024

Il panorama pensionistico italiano sta vivendo un periodo di cambiamenti significativi, con un’attenzione particolare alle lavoratrici. Le decisioni sul futuro della Quota 103, dell’Opzione Donna e dell’Ape Sociale avranno un impatto diretto sulla vita delle donne italiane, ma le questioni finanziarie e costituzionali rappresentano sfide significative da affrontare.

Pensioni

Il panorama pensionistico italiano sta attraversando un periodo di cambiamenti, con l’attenzione rivolta principalmente alle donne che svolgono un ruolo cruciale come caregiver, alle invalide e a coloro che hanno affrontato licenziamenti o lavorano per aziende in difficoltà finanziarie.

Inoltre, si stanno esplorando diverse opzioni, tra cui l’estensione dell’Ape Sociale e la proroga della Quota 103. In questo articolo, esamineremo attentamente questi sviluppi e le implicazioni per le lavoratrici italiane.

Riforma pensioni in arrivo?

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Con una manovra economica stimata intorno ai 25 miliardi di euro, il governo italiano sta focalizzando i propri sforzi sulla riforma delle pensioni. In questa fase, sembra che la tanto discussa Quota 41 non verrà introdotta, almeno per il momento.

Al contrario, emerge come opzione concreta la proroga della Quota 103 e l’estensione dell’Opzione Donna fino a 58 anni per tre categorie di lavoratrici specifiche, indipendentemente dalla presenza di figli.

Sfida delle coperture finanziarie

Il governo si trova ora ad affrontare la sfida delle coperture finanziarie necessarie per attuare queste misure pensionistiche. Mentre la proroga della Quota 103 diventa sempre più probabile, si sta lavorando anche su un possibile ampliamento dell’Ape Sociale, un argomento che richiede una pianificazione finanziaria attenta.

Opzione Donna e beneficiarie

L’Opzione Donna, introdotta per la prima volta nell’articolo 1 della Legge n. 243/2004, è rivolta a un pubblico specifico di lavoratrici. Tra le beneficiarie rientrano le donne che svolgono il ruolo di caregiver, le invalide con un grado di invalidità pari o superiore al 74%, e le donne licenziate o che lavorano per aziende in crisi finanziaria.

Evoluzione dell’Opzione Donna

Inizialmente, questa misura consentiva alle donne di accedere al pensionamento di anzianità nel periodo tra il 2008 e il 2015, optando per il sistema di calcolo contributivo.

Questo comportava la liquidazione dell’intero trattamento pensionistico in base a questo criterio, a scapito del sistema retributivo, almeno per le anzianità acquisite fino al 31 dicembre 1995.

Requisiti attuali e controversie

Per beneficiare dell’anticipo pensionistico, le lavoratrici dovevano avere almeno 35 anni di contribuzione in qualsiasi forma, oltre a raggiungere l’età di 57 anni per le dipendenti e di 58 anni per le autonome. Questi requisiti sono stati aggiornati in base all’aspettativa di vita a partire dal 2013.

Con la Legge di Bilancio 2023, l’Opzione Donna è stata prorogata ulteriormente, ma con requisiti di accesso più stringenti. L’età anagrafica richiesta è stata aumentata a 60 anni, con possibilità di riduzione a 59 o 58 anni nel caso in cui la lavoratrice abbia uno o più figli. Queste ultime modifiche hanno suscitato dubbi sulla loro costituzionalità secondo alcuni esperti legali.

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