Pensioni, Quota 103: qual è l’importo massimo?

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
14/01/2023

Per il 2023 la Manovra ha introdotto come opzione di pensionamento anticipato Quota 103, che permette di accedere alla pensione una volta raggiunti i 62 anni di età e con 41 anni di contributi. Ma qual è l’importo massimo dell’assegno? Vediamo insieme.

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La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto per quest’anno Quota 103, l’opzione di pensionamento anticipato che sostituisce la Legge Fornero per il 2023.

Si tratta di uno schema di anticipo pensionistico che permette di accedere alla pensione a 62 anni di età e con 41 anni di contributi. A Quota 103 è stato accompagnato un incentivo a rimandare l’uscita dal mondo del lavoro fino al raggiungimento dell’età pensionabile (67 anni), il cd. Bonus Maroni, il quale consiste in una decontribuzione del 10%.

Vediamo insieme qual è l’importo massimo a cui si può accedere tramite Quota 103.

Quota 103: l’importo massimo

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Le persone nate entro il 31 dicembre 1961 potranno andare in pensione nel 2023 grazie a Quota 103 se avranno maturato almeno 41 anni di contributi.

L’importo dell’assegno viene calcolato con il sistema retributivo fino a dicembre 1995 e contributivo a partire dal primo gennaio 1996. La legge stabilisce che l’importo massimo non può superare le cinque volte il trattamento minimo Inps, vale a dire circa 2.800 euro lordi al mese, pari a circa due mila euro netti al mese. Tale limite viene applicato fino al raggiungimento dei 67 anni di età, quando il lavoratore matura i diritti per accedere alla pensione di vecchiaia.

Bonus Maroni: come funziona

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Il bonus Maroni consiste in un decontribuzione del 10% per chi decide di rinviare l’uscita dal lavoro una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento.

I lavoratori possono accedere al bonus Maroni nel caso in cui decidano di continuare a lavorare nonostante abbiano raggiunto i requisiti necessari per andare in pensione. La misura prevede che tutti i contributi del periodo di rinuncia previsti sia per il dipendente che per il datore di lavoro saranno erogati direttamente in busta paga e non più versati all’Inps.