Pensioni, Quota 41: come potrebbe cambiare nel 2024

La riforma delle pensioni si sta delineando in questi mesi, e tra le ipotesi previste rientra anche Quota 41, che dal prossimo anno potrebbe essere estesa a tutti i lavoratori e le lavoratrici italiane.

retirement-plan-insurance-benefits-healthcare-concept

Nella riforma delle pensioni, Quota 41 potrebbe essere estesa a tutti i lavoratori e le lavoratrici italiane a partire dal 2024. Secondo quanto dichiarato dalla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Elvira Calderone, la riforma dovrebbe prendere forma nei prossimi 5-6 mesi per poi essere approvata dalla futura Legge di Bilancio.

Vediamo insieme come potrebbe cambiare Quota 41 a partire dal 2024.

Quota 41: cosa aspettarsi dalla riforma delle pensioni

smiley-older-couple-waving-at-someone-they-re-talking-to-on-tablet

A voler estendere Quota 41 a tutti i lavoratori e le lavoratrici è la Lega di Matteo Salvini, ma si tratta di un’ipotesi difficilmente realizzabile a causa dei costi che questa riforma comporterebbe.

Le uscite anticipate previste per il 2023

La Legge di Bilancio ha introdotto per il 2023 Quota 103, la quale consentirà di andare in pensione anticipatamente con il raggiungimento dei 62 anni d’età e 41 di contributi. Chi rientra in questa finestra non potrà prendere una pensione superiore a 5 volte la minima, fino alla maturazione dei requisiti (cioè dai 62 ai 67 anni).

Per quanto riguarda Opzione Donna, quest’ultima è stata confermata per il 2023, ma potranno accedervi solo tre categorie di lavoratrici: caregiver, invalide almeno al 74% licenziate e dipendenti da aziende con tavolo di crisi. Inoltre, l’età prevista per accedere all’opzione di pensionamento anticipato è pari a 60 anni e può essere ridotta di un anno per ogni figlio, nel limite massimo di 2 anni, con 35 anni di contributi.

Ipotesi Quota 41 interamente contributiva

Secondo l’ipotesi più accreditata, a partire dal 2024 Quota 41 potrebbe essere offerta a tutti indistintamente, a prescindere dall’età purché si opti il regime di calcolo contributivo dell’assegno.

Si tratterebbe di un requisito che impatterebbe sull’opzione in maniera minore rispetto a quanto accade per Opzione Donna. Infatti, per chi avrà 41 anni di lavoro alle spalle senza interruzione, questa decisione avrà una ricaduta minimale sull’importo della pensione. Si tratterebbe soltanto di 12 anni di contribuzione su 41 da migrare, circa il 30%. Percentuale che tenderà a diminuire col passare degli anni fino ad azzerarsi nel 2036.

Con Quota 41 contributiva la spesa per lo Stato potrebbe essere sostenibile agevolando al contempo le uscite per chi ha lavorato tanti anni.

Lascia un commento