Pensioni, Quota 41 non convince l’Inps: perché

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
10/11/2022

Mentre l’esecutivo valuta l’introduzione di Quota 41 estesa a tutti i pensionati, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha spiegato quali sono le motivazioni per cui la misura potrebbe non essere quella giusta. Vediamo insieme cosa ha dichiarato.

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Il governo Meloni sta valutando l’introduzione di Quota 41, già disponibile per i lavoratori precoci, nel 2023, ma con alcune modifiche rispetto all’opzione attualmente esistente.

Tuttavia, la proposta di pensione anticipata proposta dalla Lega non convince l’Inps, e in particolare il suo presidente Pasquale Tridico.

Intervenuto all’Università della Calabria a margine della presentazione del Rapporto 2021 dell’istituto previdenziale, ha spiegato le sue motivazioni. Vediamo insieme.

Quota 41: perché non piace all’Inps

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Pasquale Tridico ha spiegato che le quote rigide “non aiutano” a raggiungere l’obiettivo di rendere più flessibile l’uscita dal mondo del lavoro e tutto il sistema pensionistico.

Secondo il presidente dell’Istituto, serve progettare una combinazione e una flessibilità in grado di proteggere i lavoratori fragili e le carriere instabili. Infatti, secondo quanto emerso dal XXI Rapporto Annuale dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, con dati che si riferiscono all’anno scorso, è emerso che il 32% dei pensionati in Italia non supera i mille euro mensili di pensione, una cifra decisamente inferiore al costo della vita in questo periodo di inflazione e rialzi, considerati i rincari in bolletta e gli aumenti nel carrello della spesa.

Nel documento presentato all’Università della Calabria, inoltre, l’Inps stima che gli appartenenti alla generazione X, cioè i nati a cavallo tra il 1965 e il 1980, con 30 anni di contributi versati e un salario medio di 9 euro all’ora, arriveranno a ottenere, a 65 anni, una pensione di circa 750 euro al mese.

Reddito di cittadinanza: l’opinione di  Tridico

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In merito al Reddito di cittadinanza e alle modifiche che il governo Meloni vorrebbe introdurre, Pasquale Tridico ha dichiarato che la misura si è rivelata fondamentale durante il periodo della pandemia, evitando che molti italiani “sprofondassero in una situazione di indigenza”.

Tuttavia, ha anche dichiarato che è necessario modificare il Reddito per renderlo più efficace e che spetta ai Comuni, alle Regioni e ai centri per l’impiego prevedere progetti di utilità, oneri e politiche attive. Inoltre, ha sottolineato però che le truffe e le frodi esistono per ogni tipo di prestazione erogata da qualsiasi ente, e che sarebbe dunque ingiusto sottolineare solo questo aspetto.