Pensioni, verso Quota 41 ma solo per il 2023: il piano del governo

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
14/11/2022

Si avvicina l’inizio del nuovo anno e il governo Meloni è attualmente al lavoro sulla nuova Legge di Bilancio. Tra gli interventi che il provvedimento dovrebbe contenere potrebbe essere compresa anche la proroga di Quota 102, Ape Sociale e Opzione Donna. Inoltre, l’esecutivo sta valutando di introdurre Quota 41 per un anno, ma con una soglia anagrafica. Vediamo insieme.

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Il governo Meloni è da ormai diverse settimane al lavoro sulla riforma delle pensioni per evitare il ritorno della Legge Fornero. Il 31 dicembre, infatti, scadono le altre opzioni attualmente in vigore, quali Quota 102, Ape Sociale e Opzione Donna e potrebbero essere prorogate per il prossimo anno.

Gli interventi in materia dovranno essere valutati prima dell’approvazione della nuova Legge di Bilancio. Attualmente, il governo sta valutando di rimandare la riforma al prossimo anno introducendo per un anno Quota 41 ma con una soglia anagrafica.

Cerchiamo di fare chiarezza su quali sono le intenzioni dell’esecutivo.

Pensioni: Quota 41 ma per un anno

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La maggior parte delle risorse a disposizione per la Legge di Bilancio 2023 saranno impegnate a mitigare i rincari dell’energia e per questo motivo il governo ha intenzione di rimandare la riforma delle pensioni al prossimo anno, introducendo Quota 41 ma per la durata di un anno e con una soglia anagrafica, quindi pensione con 41 anni di contributi e 61 o 62 anni d’età.

Come dichiarato a la Repubblica dal sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon:

Quota 41 “pulita”, senza vincoli di età, costa 4 miliardi il primo anno e poi a salire. Se la limitiamo a chi ha 61 o 62 anni, con il divieto di cumulo con un reddito da lavoro, il costo scende sotto il miliardo, con un piccolo trascinamento nel 2024. Poi ci sarà la riforma.

La nuova Quota 41, quindi, lascerebbe invariato il requisito minimo relativo agli anni di contributi versati, ma introdurrebbe quello legato all’età anagrafica, così da limitare i costi. Un anno di transizione, dunque, per poi procedere con la vera riforma.

Pensioni: incentivi in busta paga per chi rinvia l’uscita

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L’idea del nuovo ministro dell’Economia è quella di premettere a lavoratori e lavoratrici di lasciare il lavoro a 62 o 63 anni, con un congruo numero minimo di anni di contributi.

Tuttavia, per coloro che decidono di lavorare ancora per qualche anno, almeno fino ai 67 anni di età (soglia prevista dalla Legge Fornero), si introdurrà un incentivo in busta paga, di circa il 10 per cento, con potenziali costi minori per Stato e imprese, che non dovrebbero più versare i contributi assieme al lavoratore, che si ritroverebbe un lieve aumento sullo stipendio.

Questa idea è stata però accantonata, come sottolineato dallo stesso Durigon:

Pensavamo anche a un bonus per chi resta a lavorare, ma la prudenza di bilancio ci induce a rinunciare.