PNRR: Federalismo Fiscale entro il 2026?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
20/08/2021

L’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha portato con sé molte novità, tutte volte a migliorare vari aspetti del sistema Italia. Uno di questi è l’introduzione del Federalismo Fiscale, che dovrebbe essere operativo a partire dal 2026: vediamo meglio di cosa si tratta.

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La riforma fa parte del complesso di novità che modificherà l’intero sistema fiscale italiano, con capisaldi la semplificazione e una migliore collaborazione Stato-contribuenti.

All’interno di questo pacchetto di riforme si trova anche l’introduzione del Federalismo Fiscale a partire dal 2026.

Ma cosa è nello specifico e cosa cambierà nel sistema fiscale italiano? Scopriamolo insieme.

Federalismo Fiscale: cosa dice il PNRR

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La riforma era stata avviata nel 2009 con la legge 42 del 2009: il testo del PNRR mira a raggiungere degli obiettivi atti a completare tale processo. Questi sono:

  • migliorare la trasparenza delle relazioni fiscali tra i diversi livello di governo;
  • assegnare le risorse alle amministrazioni territoriali sulla base di carichi oggettivi;
  • incentivare un uso efficiente delle medesime risorse.

La riforma dovrà inoltre ridefinire i parametri e considerarne gli ambiti di applicazione per le Regioni a statuto ordinario, le Province e le aree metropolitane. L’obiettivo che si è imposto il Governo è quello di raggiungere questi risultati entro il 31 marzo 2026, in modo tale da avere tempo per una transizione che sia il più graduale possibile.

Gli step da compiere nel futuro prossimo

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L’obiettivo del Federalismo Fiscale è quello di creare una proporzionalità diretta tra le entrate fiscali di un ente e il totale spendibile dal monte imposte che effettivamente si è guadagnato. Il punto di partenza sarà riprendere dove ci si era fermati nel 2019, ossia raggiungere i punti cardine dell’autonomia delle regioni a statuto ordinario.

La Legge di Bilancio 2021 ha predisposto che, per le Province e per le aree metropolitane, dal 2022 i contributi confluiranno in due fondi diversi, che saranno ripartiti secondo le regole della Commissione tecnica per i fabbisogni standard.

Dunque, la ripartizione che ne scaturirà si servirà del calcolo della differenza tra il fabbisogno e le capacità fiscali di ciascun ente.