Programmi non originali in azienda: sanzioni e rischi

L’uso di software illegale può costare caro alle imprese, non solo in termini pecuniari, ma soprattutto in termini di business. Partendo dall’analisi di un recente rapporto di BSA, vediamo insieme le sanzioni in cui si incorre e alcuni consigli per evitarle.

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Le cifre diffuse dalla BSA (Business Software Alliance) parlano chiaro: il TCO legato all’uso di software pirata per le aziende nostrane è salito ad oltre 520.000 euro, pari ad un venticinquesimo del TCO a livello EMEA, che si attesta a quasi 13 milioni di euro.

Questa cifra rappresenta la somma dei costi sostenuti dalle imprese qualora vengano scoperte ad usare software illegale da parte della Guardia di Finanzia e della BSA: parte di questi costi sono dovuti alle spese per gli accordi extra-giudiziali e parte alla necessità conseguente di dotarsi di licenze d’uso valide per le risorse disponibili in azienda.


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Analizziamo le principali sanzioni previste per l’uso di software illegali e vediamo alcuni consigli utili per evitarle.

Software pirata: lo studio di BSA

Azienda e pirateria: i numeri della BSA ed i rischi legali (RETROATTIVO URGENTE)

Il Presidente di BSA, Matteo Mille, ha commentato:

“Secondo i dati dell’ultimo studio, almeno il 49% del software in Italia è illegale. E che la pirateria continui ad essere un problema endemico del nostro sistema lo dimostra il fatto che, per quanto il dato sia statisticamente grezzo, nel corso delle proprie indagini la Guardia di Finanza scopre aziende che utilizzano software pirata in ben il 62% dei casi.”

Infatti, i controlli effettuati dalla GdF nel 2010 hanno individuato software illegale per un controvalore di oltre 1,5 milioni di euro e sono state comminate sanzioni amministrative per 3 milioni di euro. Inoltre, 56 imprenditori sono stati denunciati alla magistratura per infrazioni alla legge sul diritto d’autore.

Come si può ben capire, quindi, i rischi per un’impresa che usa software non originale sono ben più importanti della sola multa, in quanto il Decreto Sicurezza (D. Lgs. 231/2001) ha aggiornato l’elenco dei reati, ammettendo anche la responsabilità d’impresa per i delitti di violazione del diritto d’autore, fra i quali si citano l’abusiva duplicazione a fini di profitto, l’importazione, la distribuzione, la vendita e la detenzione a scopo commerciale o imprenditoriale di applicativi per pc.

Software illegali: le sanzioni previste e alcuni consigli

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Dunque, le aziende che usano materiale informatico illegale rischiano non solo sanzioni pecuniarie da capogiro nei casi più gravi, ma anche sanzioni interdittive come la confisca del profitto, il divieto di pubblicizzare beni e servizi dell’azienda, il divieto di lavorare con la Pubblica Amministrazione, la sospensione o la revoca di autorizzazioni, licenze e finanziamenti.


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Le aziende hanno quindi tutto l’interesse a tutelarsi, utilizzando software originali e provvedendo a tutta una serie di obblighi burocratici che permettono all’impresa di porsi al riparo da eventuali rischi esterni.

Così, è sempre consigliabile conservare imballi, documenti di licenza e supporti dei software utilizzati e consegnare ai dipendenti in modo formale il materiale informatico, informandolo anche con comunicazione cartacea sottoscritta del divieto esplicito all’uso od introduzione di materiale illegale.

Inoltre, sarebbe opportuno vietare al personale o a terzi l’uso di PC personali in azienda ed eventualmente porre sotto registrazione presso la reception il materiale in ingresso.

La legge non ammette deroghe. Per il bene del business intrapreso, quindi, diviene necessario regolamentarsi, ricorrendo a mezzi correttamente licenziati.

Qualora poi i costi di queste licenze siano effettivamente troppo elevati e costituiscano una voce di spesa eccessiva, bisognerà pensare che gli eventuali costi legati ad una denuncia potrebbero essere ancora più elevati dell’esborso iniziale.

 

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
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