Reddito di cittadinanza 2023: chi riguarda l’obbligo di formazione per 6 mesi

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
01/12/2022

A partire dal 2023, la disciplina del Reddito di cittadinanza sarà completamente modificata. Infatti, il governo ha deciso di porre un limite al periodo di fruizione pari a 8 mesi e inoltre ha introdotto l’obbligo di formazione per un periodo di 6 mesi. Vediamo insieme chi è tenuto a rispettare l’obbligo.

reddito-di-cittadinanza

La Legge di Bilancio 2023 prevede una serie di modifiche per quanto riguarda il Reddito di cittadinanza. L’intenzione di Fratelli d’Italia era infatti quella di abolire la misura, ma si è preferito procedere per gradi, andando a modificare i requisiti di accesso al sostegno.

In particolare, la Manovra prevede l’obbligo di formazione di 6 mesi per tutti i beneficiari a partire dal prossimo anno. Vediamo insieme chi sarà tenuto a rispettare la nuova regola.

Reddito di cittadinanza 2023: obbligo di formazione per 6 mesi

reddito cittadinanza

La disciplina del Reddito di cittadinanza è stata completamente modificata dalla Manovra. Come dichiarato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la misura sarà completamente abolita dal 2024, ma nel frattempo il governo ha deciso di procedere per gradi.

Innanzitutto, a partire dal prossimo anno, il Reddito di cittadinanza sarà erogato per un periodo limitato di 8 mensilità. Inoltre, i percettori saranno obbligati a frequentare un corso di formazione o riqualificazione professionale, altrimenti si perderà il diritto al Reddito.

Nello specifico, i beneficiari del sostegno economico saranno tenuti a sottoscrivere il Patto per il lavoro e il Patto per l’inclusione sociale, cioè il percorso personalizzato di accompagnamento verso il reinserimento nel mondo del lavoro, che li obbliga a seguire i corsi.

Chi deve rispettare l’obbligo

reddito-di-cittadinanza

La novità si applica in particolare a tutte le persone dai 18 ai 59 anni occupabili, cioè in grado di lavorare, mentre sono esclusi i nuclei familiari con persone disabili, minorenni o anziane (almeno 60 anni).

Saranno le Regioni a trasmettere all’ANPAL, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, gli elenchi dei soggetti che non rispettano tale obbligo.