Reddito di cittadinanza, come cambierà nel 2023: l’annuncio di Salvini

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
17/11/2022

Il Reddito di cittadinanza sarà soggetto a importanti modifiche nella Legge di Bilancio 2023, come annunciato da Matteo Salvini. Vediamo insieme come potrebbero cambiare i requisiti per accedere alla misura di sostegno.

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Durante la sua partecipazione alla cerimonia di consegna della Msc Sascape, Matteo Salvini ha annunciato come lui e il governo avrebbero intenzione di procedere a riguardo del Reddito di Cittadinanza.

Il centrodestra si è espresso più volte contrario alla misura di sostegno economico, in particolare Fratelli d’Italia, ma prima di procedere con la cancellazione del Reddito, l’esecutivo ha intenzione di introdurre alcune modifiche tramite la Legge di Bilancio 2023.

Vediamo insieme quali sono le intenzioni del nuovo governo.

Reddito di cittadinanza, Salvini: sarà modificato in Manovra

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Il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Matteo Salvini, ha recentemente dichiarato che il Reddito di cittadinanza sarà modificato con la prossima Legge di Bilancio:

Nella prossima manovra ci sarà una dovuta revisione di uno strumento che era stato pensato per creare lavoro ma che invece disincentiva il lavoro e penso al Rdc che va lasciato a chi non può lavorare ma non può essere strumento di disincentivo al lavoro.

Lo stesso Salvini, tramite un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, aveva dichiarato che la Lega ha intenzione di proporre “importanti tagli a sprechi, furbetti e truffatori“.

Reddito di cittadinanza: come cambierà nel 2023

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Il governo Meloni punta a togliere il Reddito a coloro che hanno un età compresa tra i 18 e i 59 anni senza figli a carico e in condizioni di poter lavorare.

La misura sarà mantenuta per gli invalidi, chi si trova in condizioni di difficoltà, chi ha minori a carico ed è senza mezzi di sostentamento. Inoltre, a poter accedere al Reddito saranno gli over 60 e in tal modo la soglia dei 60 anni diventerà discriminante per l’accesso al sostegno.

L’obiettivo dell’esecutivo è quello di tutela maggiormente chi non può lavorare incentivando invece chi è occupabile, in modo da ridurre la platea di beneficiari.