Reddito di Cittadinanza: cosa succede ora?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
27/09/2022

Dopo la vittoria di Giorgia Meloni, ci si chiede che ne sarà della forma di assistenzialismo sociale più dibattuta degli ultimi anni: il Reddito di Cittadinanza. Questa misura, introdotta dal Movimento 5 Stelle nel 2018 sarebbe molo vicina al tramonto. Vediamo quale sarà la sorte del Rdc nel seguente articolo.

Reddito di cittadinanza

Con il nuovo governo di centrodestra saranno molte le novità e i cambiamenti rispetto all’impronta dei precedenti esecutivi. Una delle misure che rischia di più di sparire è il Reddito di Cittadinanza: la Meloni infatti si è apertamente schierata contro la misura, auspicandone la cancellazione immediata.

Si ricorda che il Rdc costa alle casse dello Stato ben 10 miliardi di euro ogni anno, soldi che potrebbero essere risparmiati per altri utilizzi. Affrontiamo insieme la vicenda.

Reddito di Cittadinanza: cosa ne pensa Giorgia Meloni?

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Nei primi giorni di campagna elettorale, la leader di Fratelli d’Italia ha avuto parole poco dolci in merito al Reddito di Cittadinanza, dichiarando più volte che si tratta di una misura stupida che non serve a nulla. Nel corso della campagna elettorale però questa posizione è stata rivista più volte, arrivando a concludere che una forma di assistenzialismo per i fragili potrebbe essere gradita.

Per categorie fragili s’intende quella fascia di popolazione con età superiore ai 60 anni, che non ha un reddito e che quindi necessita di particolare attenzioni assistenziali.

Reddito di Cittadinanza: cosa succederà?

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Vediamo ora cosa potrebbe accadere al Reddito di Cittadinanza con il nuovo governo di centrodestra, con Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel programma di Fratelli d’Italia si legge riguardo al welfare sociale che:

La sostituzione dell’attuale reddito di cittadinanza con misure più efficaci d’inclusione sociale e di politiche attive di formazione d’inserimento nel mondo del lavoro.

L’intento attuale però non è quello di una cancellazione totale, bensì di promuovere politiche del lavoro idonee all’assunzione di soggetti che si trovano nella fascia di età compresa tra i 18 e i 60 anni. Questo potrebbe avvenire dando un bonus del 120% o 150% alle imprese che assumeranno queste persone.