Reddito di cittadinanza e Naspi: come cambiano con il governo Meloni

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
01/11/2022

Il Reddito di cittadinanza e la Naspi potrebbe essere soggette nei prossimi mesi a sostanziali modifiche da parte del governo Meloni. Vediamo insieme cosa potrebbe cambiare dal prossimo anno.

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Il nuovo governo Meloni è al lavoro sulle modifiche da applicare al Reddito di cittadinanza. E non solo. A cambiare sarà anche la Naspi, ossia l’indennità di disoccupazione. Ma in che modo saranno riformate le due misure?

Innanzitutto, il Reddito di cittadinanza cambierà nome e sarà ribattezzato in “Reddito di sussistenza“, spetterà soltanto ai poveri e sarà affidato ai Comuni che dovranno vigilare sui furbetti.

La Naspi, invece, potrebbe ridursi a una frazione del periodo lavorato. Ma vediamo insieme quali sono i piani dell’esecutivo per i due sussidi.

Reddito di cittadinanza: come cambierà

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Secondo quanto riportato da Repubblica, l’idea di Fratelli d’Italia è quella di sostituire il Reddito di cittadinanza con il Reddito di sussistenza. Quest’ultimo sarà tolto dalle competenze dell’Inps e sarà affidato ai Comuni, che avranno la responsabilità di individuare i soggetti effettivamente fragili da proteggere. Tuttavia, i criteri da seguire non sono ancora stati resi noti.

Difficilmente le modifiche arriveranno con la Legge di Bilancio che deve essere approvata entro il 31 dicembre. Perciò, la prima sostanziale modifica al reddito di cittadinanza quindi dovrebbe essere quella di limitare a una l’offerta di lavoro congrua prima del decadimento del sussidio.

Come cambierà la Naspi

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Sulla Naspi invece l’idea è di scendere sotto il 50 per cento del periodo lavorato. Secondo quanto spiegato dall’Inps, Oggi, la Naspi

è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni. Ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi di contribuzione che hanno già dato luogo a erogazione di prestazioni di disoccupazione. Analogamente non è computata la contribuzione che ha prodotto prestazioni fruite in unica soluzione in forma anticipata.

Il massimo è di due anni con almeno quattro di anzianità. Il quotidiano spiega che in maggioranza, specie dalle parti della Lega, ritengono che questo meccanismo sia “distorsivo”, poiché c’è chi se ne approfitta.