Reddito di Cittadinanza: ecco perché non cambierà nulla

Arrivano nuove indiscrezioni circa la riforma del Reddito di Cittadinanza che vuole porre in essere Giorgia Meloni. Queste evidenziano che le novità attese non saranno molte e che alla fine tra il 2022 e il 2023 non cambierà praticamente nulla. Approfondiamo il tema nei prossimi paragrafi.

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Giorgia Meloni ha basato la sua campagna elettorale attaccando il Reddito di Cittadinanza, considerandolo una misura inutile e non in grado di migliorare la situazione del settore lavoro. Tutto questo faceva presagire ad una riforma totale o addirittura ad una cancellazione della misura, ma per il 2023 forse così non sarà.

Vediamo nel seguente articolo perché nulla cambierà.

Rdc: verrà tolto al primo rifiuto?

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Uno degli slogan più esposti da Giorgia Meloni durante la fase di campagna elettorale è stato quello di togliere il Reddito di Cittadinanza a chi può lavorare. Il problema è la vastità della misura, in quanto al momento viene presa da circa un milione di persone, dunque andare a toglierlo con un riforma all’ultimo minuto potrebbe essere dannoso.

Una delle proposte su cui si è soffermato il nuovo sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, riguarda la decadenza del reddito di cittadinanza già al primo rifiuto di un’offerta di lavoro congrua. Questa previsione è già effettiva, ma si tratta di una misura spot.

Rdc: quali sono e dove sono le offerte congrue?

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Vediamo ora quali sono e chi ha il compito di trovare le offerte congrue per i beneficiari del Reddito di Cittadinanza che possono lavorare. Uno dei problemi principale della situazione attuale è quello che vi sono poche offerte di lavoro congrue, ossia quelle che si allineano con il profilo lavorativo del soggetto beneficiario del Reddito.

Una delle strade percorribili è quella di mettere un bonus per le imprese che andranno ad assumere i percettori del Reddito, ma si tratta di una riforma che deve essere ben pensata.

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