Reddito di cittadinanza: novità, regole e requisiti dal 2023

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
23/11/2022

Tra i vari interventi inseriti nella Manovra recentemente approvata dal Cdm, sono previste anche delle modifiche Reddito di cittadinanza, che secondo quanto dichiarato da Giorgia Meloni in conferenza stampa sarà abolito a partire dal 2024. Nel frattempo vediamo come cambierà il prossimo anno.

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I requisiti e le regole di accesso al Reddito di cittadinanza cambieranno dal prossimo anno. A stabilirlo è il disegno di legge della Manovra, approvato dal Cdm, che prevede una serie di modifiche per quanto riguarda il sostegno economico voluto dal Movimento 5 Stelle.

In particolare, l’esecutivo punta a introdurre dei tagli sulla misura che riguarderanno principalmente i requisiti richiesti per ottenere il sostegno mensile.

Vediamo insieme come cambieranno le condizioni di accesso al Reddito di cittadinanza dal 2023.

Reddito di cittadinanza 2023: i nuovi requisiti

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Innanzitutto, a partire dal 2023, il Reddito di cittadinanza potrà essere goduto per un periodo continuativo di 8 mesi, e non più di 18 mesi, per coloro che hanno età compresa tra i 18 e i 59 anni senza figli a carico e in condizioni di poter lavorare.

Sono esclusi da questa novità, e quindi continueranno a godere del Reddito di cittadinanza fino alla scadenza naturale, gli occupabili che fanno parte di un nucleo familiare dove è presente almeno un componente:

  • disabile;
  • minore;
  • persona a carico con almeno 60 anni di età.

In questi 8 mesi la persona occupabile sarà formata per incentivare il suo ingresso nel mondo del lavoro.

Reddito di cittadinanza abolito dal 2024

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Secondo le ultime dichiarazioni della Presidente del Consiglio, il Reddito di cittadinanza sarà abolito a partire dal 1° gennaio 2024 per tutti, occupabili e non.

Durante la conferenza stampa, Giorgia Meloni ha dichiarato:

Vedo forze politiche che chiamano la piazza, va bene tutto però vorrei sapere se chi lo ha pensato lo ha immaginato come uno strumento dello Stato per occuparsi delle persone dai 18 ai 60 anni. C’è gente che lo prende da tre anni evidentemente non ha funzionato o per alcuni italiani deve andare all’infinito io credo che lo Stato debba occuparsi di loro a trovare un posto di lavoro.