Redditometro 2021: novità, spese e cosa cambia

12/06/2021

Entro luglio 2021 verranno stabiliti i nuovi criteri per i controlli fiscali: il redditometro tornerà ad essere utilizzato per accertare il livello di reddito delle persone, ma come funzionerà? Verranno introdotte delle novità e ci saranno nuovi parametri in base ai quali scatteranno i controlli dell’Agenzia delle Entrate. 

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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta valutando come formulare i nuovi criteri per attuare i controlli fiscali sulla popolazione. Da quest’anno, infatti, torna il redditometro, ma sarà formulato in maniera differente rispetto al passato: per la versione definitiva si dovrà attendere almeno fino al prossimo 15 luglio, quando terminerà il periodo delle consultazioni.

Nell’arco di tempo sopra indicato potranno inserirsi anche le associazioni che rappresentano i consumatori per dare suggerimenti e tentare di migliorare la formula del redditometro che in questo momento il ministero sta vagliando anche con l’aiuto dell’Istat.


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Confrontando quelli che sono i redditi dichiarati con la capacità di spesa corrispettiva, si arriverà a decretare quando ci sarà bisogno di far partire i controlli dell’Agenzia delle Entrare, che diventeranno obbligatori quando lo scostamento supererà la soglia del 20%.

Nuovo redditometro: cosa cambia?

Calcoli

Nel nuovo redditometro il criterio per valutare la capacità contributiva sarà misurato in base alle spese sostenute quotidianamente, che possono essere riepilogate in quattro gruppi distinti:

  • consumi (attenzione: in questa categoria non rientrano solo le spese per gli alimenti e i beni di prima necessità, ma anche quelle per la manutenzione della casa e degli impianti di illuminazione, riscaldamento e quant’altro)
  • investimenti
  • risparmio
  • spese per trasferimenti

Resta fermo che le spese sostenute dal coniuge o dai familiari a carico vengono in automatico considerate a carico del contribuente preso in esame, mentre non rientrano nel calcolo gli investimenti sostenuti esclusivamente per la propria attività d’impresa. Come al solito, però, occorre documentare quanto speso con un rendiconto adeguato.

Nel caso in cui ci sia una differenza di oltre il 20% tra quanto si può realmente spendere e quello che si è dichiarato, il contribuente può sempre avere la possibilità di presentare una “prova contraria”: una documentazione che attesti una diversa situazione rispetto a quanto rilevato.