Regime forfettario 2023, aumenta la soglia di accesso: cosa cambia?

Luca Paolucci
  • Laurea in Economia e Management
  • Laureato in Management Internazionale
26/12/2022

Regime forfettario: confermate le indiscrezioni emerse qualche settimana fa che vedevano un innalzamento del tetto massimo di reddito per poter accedere al regime fiscale agevolato. La Legge di Bilancio in corso di approvazione, infatti, aumenta la soglia da 65 mila ad 85 mila euro. Vediamo insieme tutte le novità a riguardo.

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Manca solo l’ufficialità, che arriverà con l’approvazione della Legge di Bilancio, per l’innalzamento del tetto massimo di reddito per poter accedere al regime forfettario. La soglia passerà da 65 a 85 mila euro, con un incremento importante della platea di soggetti potenzialmente interessati dalla misura.

Vediamo nel seguente articolo cosa dovrebbe cambiare dal 1° gennaio 2023.

Regime forfettario 2023: sale il tetto massimo di reddito

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La Legge di Bilancio 2023 in corso di approvazione introduce una novità importante per i contribuenti in regime forfettario. Dal 1° gennaio 2023, infatti, il sistema prevede l’applicazione di un’aliquota fissa su ricavi e compensi fino ad un massimo di 85.000 e non più 65.000 euro annui:

  • al 15% per la generalità delle partite IVA;
  • al 5% per le start up.

Il nuovo limite di 85.000 euro, specifichiamo, sarà operativo a partire dal periodo d’imposta 2023: di conseguenza, applicheranno il regime forfetario nel 2023 i contribuenti che, al ricorrere degli altri requisiti, nel 2022 non hanno superato detta soglia.

Regime forfettario 2023: chi resta escluso

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Si seguito tutte le categorie di contribuenti che non possono accedere alla tassazione agevolata (oltre a chi supera la soglia degli 85 mila euro annui):

  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • i non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente realizzato;
  • i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;
  • gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte individualmente;
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro, fatta eccezione per chi inizia una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • coloro che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato (sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro);
  • i titolari di quote in società di persone in qualsiasi percentuale;
  • i titolari di quote srl e associazioni che permettono il controllo.