Riforma fiscale e lotta all’evasione: si ritorna ai dati anonimi?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
17/08/2021

I dati sull’evasione fiscale in Italia mostrano una situazione preoccupante, seppur in lieve miglioramento. Si sta discutendo su un eventuale ritorno all’anonimizzazione dei dati per garantire maggiore privacy: ecco i dettagli della vicenda.

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Il piano per il recupero di una parte dei fondi andati persi a causa dell’evasione fiscale prevede, tra le molte caratteristiche, anche quella di rendere anonimi i dati sugli evasori. L’ultima parola spetterà sicuramente al Garante per la privacy, che già nella Legge di Bilancio 2020 si era posto in maniera forte sollevando molte questioni.

Tutto ciò va immerso nel piano del Governo di ridurre entro il 2024 al 15% il tax gap, permettendo di aumentare il gettito statale e porre in essere investimenti per i cittadini.

Fisco: tra digitalizzazione e compliance

PROTOCOLLO D’INTESA PER DISCIPLINARE  LA COLLABORAZIONE ISTITUZIONALE  TRA MEF ANAC E CONSIP

L’obiettivo della riforma fiscale che verrà effettuata è quello di aumentare la digitalizzazione del Fisco, in linea con la transizione digitale inserita nel PNRR, e inoltre di essere in linea con la compliance.

A dettare la strada è il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Roberto Garofoli, che afferma la necessità di potenziare l’infrastruttura informatica fiscale.

Molti sforzi devono essere rilasciati anche nella lotta all’evasione, cercando di diminuire il tax gap, ossia la distanza tra quanto dovrebbe entrare nelle casse dello Stato è quanto effettivamente entra. L’obiettivo è di guadagnare 12 miliardi di gap entro il 2024, ossia diminuirlo del 15%.

Evasione fiscale e anonimizzazione: si torna indietro?

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Un secondo step, dietro a digitalizzazione e compliance, è quello della raccolta di big data da parte dello Stato per effettuare dei modelli che siano in grado di stimare il rischio di evasione.

Per fare questo è necessario però effettuare dei controlli sui soggetti più a rischio, e questo potrebbe essere un problema agli occhi del Garante della privacy. Il benestare di quest’ultimo sembra essere quindi il grande scoglio da superare.

In passato il Garante si era già schierato contro la misura, facendone slittare l’approvazione: lo scenario futuro è tutto fuor che delineato.