Riforma fiscale: nuove regole sulla residenza fiscale

La prossima entrata in vigore della delega fiscale cambierà il concetto di residenza fiscale per individui e società. Questa riforma, ispirata alle convenzioni internazionali, si adatta alle realtà lavorative attuali, incluso il telelavoro, per garantire una tassazione più equa e prevenire l’elusione fiscale.

Riforma fiscale: nuove regole sulla residenza fiscale

Il panorama fiscale italiano è in procinto di subire un significativo cambiamento con l’entrata in vigore della delega fiscale, programmata per il 29 agosto, come riportato nella Gazzetta Ufficiale del 14 agosto. Questa riforma non solo stabilisce il percorso verso una riforma fiscale complessiva, ma agisce anche sull’importante questione della residenza fiscale, sia per le persone fisiche che per le società e altre entità giuridiche.

Attuali norme di residenza fiscale

Riforma fiscale: nuove regole sulla residenza fiscale

Attualmente, l’articolo 2 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir) regola la residenza fiscale. Secondo questo articolo, una persona è considerata residente in Italia se trascorre la maggior parte del periodo d’imposta iscritta all’anagrafe della popolazione residente, ha una residenza in Italia o vi ha domicilio. Per soddisfare il requisito temporale della residenza, è necessario risiedere almeno per oltre la metà dell’anno, ovvero 183 giorni negli anni non bisestili e 184 giorni negli anni bisestili.

Le novità della delega fiscale

Riforma fiscale: nuove regole sulla residenza fiscale

Tuttavia, la nuova delega fiscale apporterà modifiche sostanziali a questa normativa. L’obiettivo è allineare il concetto di residenza fiscale con le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sottoscritte dagli Stati e agevolare l’applicazione dei regimi speciali per coloro che trasferiscono la loro residenza in Italia. Inoltre, la riforma terrà conto delle nuove realtà lavorative, come il telelavoro, cercando di adeguare il concetto di stabile organizzazione alle esigenze dell’attuale panorama economico e sociale.

La residenza fiscale, oltre ad avere implicazioni per la tassazione dei redditi, influisce anche su settori cruciali come gli e-commerce internazionali e i servizi telematici senza una localizzazione fisica definita. Questo spinge a ridefinire il concetto di stabile organizzazione in modo da evitare concorrenza fiscale tra Paesi e l’insorgere di paradisi fiscali.

In sintesi, la prossima riforma fiscale in Italia mira a ridefinire il concetto di residenza fiscale, adattandolo alle nuove realtà economiche e lavorative. Ciò consentirà di garantire un’applicazione più uniforme delle imposte, evitando possibili elusioni fiscali. L’attenzione alle convenzioni internazionali e la considerazione delle dinamiche globali rendono questa riforma un passo importante verso un sistema fiscale più equo ed efficace.

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