Riforma fiscale, partite IVA in regime forfettario: cosa cambia

Luca Paolucci
  • Esperto di: Politica, Economia e Detrazioni Fiscali
06/12/2021

Tra i soggetti interessati dalla nuova riforma fiscale dovrebbero esserci anche le partite IVA in regime forfettario. Il Governo Draghi non vorrebbe apportare stravolgimenti, ma è probabile l’introduzione di nuovi obblighi, primo su tutti quello della fatturazione elettronica. Vediamo tutte le ultime novità.

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Il regime forfettario per le partite IVA è uno dei punti su cui sta lavorando il Governo nell’ambito della riforma fiscale. Il provvedimento, in linea di massima, non dovrebbe apportare modifiche importanti al regime agevolato, ma è argomento di discussione l’eventuale estensione alla categoria dell’obbligo di fatturazione elettronica.

Vediamo nel dettaglio quali sono le principali novità sul tema.

Regime forfettario 2022: cosa potrebbe cambiare

Riforma fiscale, partite IVA in regime forfettario: cosa cambia

Il regime forfettario è stato confermato anche per il prossimo anno, ma potrebbero esserci novità nella nuova riforma fiscale.

La più importante dovrebbe riguardare l’estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica, elemento questo su cui è al lavoro da tempo l’Esecutivo Draghi. Al momento, tuttavia, non c’è ancora nulla di certo, anzi: il Governo avrebbe chiesto a Bruxelles di essere autorizzato a procedere con una proroga, spostando l’obbligo di fatturazione elettronica al 31 dicembre 2024 (in deroga a quanto stabilito dalla direttiva Iva n. 122 del 2006).


Leggi anche: Partite IVA, regime forfettario 2022: obblighi e requisiti

Qualora la richiesta non venisse accettata, tuttavia, dal prossimo anno anche le partite IVA in regime forfettario sarebbero tenute ad assolvere tale obbligo di fatturazione.

Regime forfettario 2022: i requisiti

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Dovrebbero essere confermati, invece, i requisiti per poter beneficiare del regime di tassazione agevolato. Anche nel prossimo anno potranno accedervi le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che nel 2021 hanno, contemporaneamente:

  • conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 65.000 euro (se si esercitano più attività, contraddistinte da codici Ateco differenti, occorre considerare la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate);
  • sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.