Rottamazione quinquies novità: regole, benefici e limiti per tutti

La prossima Legge di Bilancio 2026 si prepara a introdurre due misure che toccano milioni di contribuenti: la nuova rottamazione quinquies delle cartelle esattoriali e il taglio dell’IRPEF per il ceto medio. Due interventi distinti ma legati da un filo comune: offrire sollievo economico alle famiglie e alle imprese, senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. La sfida del governo sarà trovare un equilibrio tra le promesse politiche e le risorse effettivamente disponibili, mentre il dibattito tra indirizzo politico e rigore tecnico è già molto acceso.

Tra i dossier più delicati in vista della manovra 2026 ci sono la pace fiscale selettiva, con la possibilità di dilazionare i debiti fino a 120 rate in 10 anni, e la riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33%. Misure che potrebbero alleggerire il carico fiscale e dare respiro al ceto medio, ma che comportano incognite in termini di coperture e rispetto delle regole europee.

Vediamo nel dettaglio cosa prevedono i due interventi e quali sono benefici e rischi.

Rottamazione quinquies: regole e platea dei beneficiari

La nuova definizione agevolata delle cartelle, ribattezzata rottamazione quinquies, punta a includere anche chi aveva già aderito a precedenti rottamazioni senza riuscire a completare i pagamenti. L’obiettivo dichiarato è aiutare chi vuole mettersi in regola, senza trasformare la misura in un escamotage per i cosiddetti “furbetti”.

Il piano prevede:

  • dilazione fino a 120 rate in 10 anni,
  • maggiore tolleranza sui mancati pagamenti, con la possibile decadenza solo dopo 8 rate non saldate,
  • criteri selettivi legati a condizioni economiche reali, per evitare abusi.

Secondo la Corte dei conti, in passato le adesioni sono state numerose ma con tassi di pagamento bassi. Per questo, si punta a controlli più rigidi e a un accesso calibrato.

Taglio IRPEF: chi guadagna con lo sconto al 33%

Accanto alla pace fiscale, il governo prepara il taglio della seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33%. La misura riguarda soprattutto i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, con l’ipotesi di estendere lo scaglione fino a 60.000 euro lordi annui.

Quanto si risparmia

Le simulazioni indicano benefici crescenti:

  • con 35.000 euro di reddito: risparmio di circa 140 euro l’anno;
  • con 55.000 euro di reddito: vantaggio stimato intorno ai 940 euro;
  • con redditi fino a 60.000 euro: beneficio massimo di circa 1.440 euro annui.

Si tratta di un intervento mirato a sostenere il ceto medio, spesso penalizzato da inflazione e stagnazione dei salari.

Benefici attesi e possibili criticità

Le due misure offrono vantaggi concreti ma non privi di rischi:

Vantaggi

  • sollievo immediato per famiglie e imprese indebitate;
  • aumento del reddito disponibile per i lavoratori dipendenti;
  • stimolo ai consumi e all’economia interna.

Svantaggi

  • costo stimato del taglio IRPEF intorno a 4 miliardi di euro, da coprire con risorse certe;
  • rischio che la pace fiscale si trasformi in un incentivo all’inadempienza;
  • vincoli di bilancio e regole UE che limitano gli spazi di manovra.

Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito: “La manovra sarà costruita per priorità, evitando illusioni e misure insostenibili”.

Calendario politico e tecnico

Le tappe principali sono già fissate:

  • 2 ottobre 2025: presentazione del Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP);
  • 20 ottobre 2025: arrivo della Legge di Bilancio in Parlamento, con dettagli su platee, condizioni e risorse disponibili;
  • entro dicembre 2025: approvazione definitiva della manovra, con entrata in vigore dal 1° gennaio 2026.