Salario minimo in Italia: le proposte e chi ci guadagna

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
27/06/2022

In Italia si sta discutendo molto dell’introduzione del salario minimo, soprattutto in seguito alla nuova direttiva europea. L’Inps ha inoltre stimato chi potrebbe beneficiare di tale riforma. Vediamo insieme.

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In seguito alla direttiva europea in merito al salario minimo, in Italia si è iniziato a discutere delle prime proposte in merito. L’idea è quella di introdurre una soglia minima di 9 euro lordi l’ora e, sulla base di questa ipotesi, l’Inps ha calcolato chi potrebbe beneficiare di tale riforma.

Vediamo insieme cosa dicono i dati INPS in merito all’introduzione del salario minimo nel nostro Paese.

Salario minimo, le proposte: 9 euro lordi l’ora

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Tenendo in considerazione la possibilità di introdurre una soglia minima di 9 euro lordi l’ora come salario minimo in Italia, l’INPS ha calcolato che di tale riforma ne beneficerebbe circa il 18,4% di lavoratori, i quali al momento si trovano sotto tale soglia, se si guarda a salario base e la tredicesima. La quota scenderebbe al 13,4% se la soglia fosse di 8,5 euro lordi e al 9,6% con 8 euro.

A rientrare tra i beneficiari di una soglia del salario minimo pari a 9 euro l’ora sarebbero: colf e badanti, camerieri e braccianti.

Se adottato, il salario minimo imporrebbe dei parametri per la retribuzione, la quale non potrà essere più bassa del 50% della retribuzione media o della retribuzione mediana (pari a 10,59 o 7,65 euro).

Le conseguenze dell’introduzione del salario minimo

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Secondo l’Osservatorio Domina, l’adozione del salario minimo a 9 euro aumenterebbe i costi annui del +41,1% nei casi di 25 ore a settimana, fino al “+91,5% nel caso di 54 ore settimanali con convivenza”.

Attualmente, su 921 mila domestici regolari, il 31,3% percepisce una retribuzione annua inferiore a 3 mila euro e un 20,7% tra i 3 e 6 mila euro annui. Eppure, come denunciato dall’associazione Domina il settore sconta circa il 57% di irregolarità, un dato che, come nella ristorazione e in agricoltura, rischia solo di aumentare.