Settore della carne sintetica: dati e previsioni

Si sta sviluppando una grande novità nel mondo alimentare: quella delle carni sintetiche. Al momento il mercato è ancora molto giovane: sono infatti meno di 100 le start-up coinvolte nel progetto, ma gli investitori sono fortemente attratti dalla prospettiva.

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L’universo delle carni sintetiche ha catturato nel 2020, nonostante la crisi pandemica, investimenti per un totale di 350 milioni di dollari. Per l’anno in corso si è già arrivati a 250 milioni di dollari, sintomo che vi è forte fiducia degli investitori a riguardo.

Le prospettive ad oggi sembrano fantascientifiche, con carni pregiatissime come il kobe, che arrivano a costare anche 1.000 euro al kilo, che potrebbero tra qualche decennio potrebbero valere poche decine di euro. Ma approfondiamo l’argomento.

Carne sintetica: la situazione attuale

Hamburger

Ad oggi, il mondo della carne sintetica comprende circa 100 start-up, che si stanno attivando per creare in laboratorio carne sintetica da commercializzare in futuro. Gli investimenti sono stati nel 2020 pari a 350 milioni di dollari e, nel 2021, sono stati attratti già 250 milioni di dollari.

Le tecniche utilizzate per riprodurre bistecche e hamburger, sono tra le più disparate:  all’estrusione alla stampa 3D, dall’utilizzo di proteine vegetali alla coltivazione in laboratorio di cellule animali.

Secondo le ricerche della Mckinsey a riguardo, lo scoglio più grande da superare sarà il costo della materia prima, più delle contrarietà morali e filosofiche della gente. Per un hamburger, ad oggi, si dovrebbero spendere circa 300mila dollari, cifra non proprio accessibile a tutti.

Prospettive e bilancio occupazionale

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Dato l’ammontare di investimenti odierno, e trattandosi di un mercato ancora in fase embrionale, si stima che entro il 2030 il giro d’affari della carne sintetica sarà di circa 25 miliardi di dollari.

L’UE si sta attivando per difendere gli allevatori di carne: dunque, in caso di esplosione del fenomeno, è bene aspettarsi una forte opposizione delle istituzioni. In America si sta incentivando la produzione di questa tipologia di carne, che eliminerebbe il problema dell’eccesso di domanda e risolverebbe, almeno in parte, le emissioni di CO2 degli allevamenti intensivi.

Sul fronte occupazionale, sempre Mckinsey stima che i lavoratori coinvolti nel processo produttivo di 500mila tonnellate di proteine sintetiche sarebbero circa 5mila, lo stesso numero che occorre per la carne normale.

I governi che dovessero scegliere di andare in questa direzione, insomma, non andrebbero incontro ad alcuna una perdita di posti di lavoro.

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