Sismabonus: fino a quando sarà in vigore?

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
12/01/2023

Anche quest’anno sarà possibile usufruire del Sismabonus, il quale è stato prorogato fino al 2024. Vediamo insieme come funziona e chi può beneficiarne.

Edilizia

La Legge di Bilancio ha confermato anche il Sismabonus per il 2023. Si tratta di una detrazione applicabile alle spese affrontate per l’adozione di misure antisismiche sugli edifici. Il Sismabonus è stato prorogato fino al 2024.

Tra le novità previste per l’anno in corso vi è l’obbligo di presentare il visto di conformità relativo ai lavori da effettuare. Inoltre, per coloro che intendono richiedere la misura per la messa in sicurezza di immobili localizzati in zone a rischio sismico dovranno poi tener conto del Decreto Antifrode e delle possibili verifiche effettuate dal Fisco.

Vediamo insieme come funziona.

Sismabonus: cos’è

Edilizia

Per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2024, il sismabonus prevede una detrazione del 50% calcolata su un ammontare massimo di 96.000 euro per unità immobiliare (per ciascun anno) e che deve essere ripartita in cinque quote annuali di pari importo.

La detrazione aumenta al 70 o 80% quando dalla realizzazione degli interventi si ottiene una riduzione del rischio sismico di 1 o 2 classi e quando i lavori sono stati realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali (80 o 85%).

Inoltre, per le spese sostenute dal 1° luglio 2020, è possibile usufruire del Super sismabonus, che permette di detrarre il 110%.

Infine, chi compra un immobile in un edificio demolito e ricostruito nei Comuni in zone classificate a “rischio sismico 1”, può detrarre dalle imposte una parte consistente del prezzo di acquisto (75 o 85%, fino a un massimo di 96.000 euro).

A chi spetta

Edilizia

L’agevolazione spetta sia contribuenti soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) sia ai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (Ires).

Dal 2017 gli interventi possono essere realizzati su tutti gli immobili di tipo abitativo e su quelli utilizzati per le attività produttive, situati sia nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) sia nelle zone sismiche a minor rischio (zona sismica 3), individuate dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 20 marzo 2003.