Situazione crisi: il timore di investire

Il panorama nazionale non restituisce tranquillità e gli investimenti si bloccano, ne risentono soprattutto le PMI. Timori post-crisi e situazione politico-economica del Paese le cause principali della stagnazione.

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Da un panorama in cui la minaccia più grande erano le economie emergenti, sembra che si sia passati ad un prospetto in cui fa più paura il costo del lavoro e delle materie prime.

Questo quadro poco rassicurante è tracciato dal rapporto realizzato da IPSOS per Intesa Sanpaolo. L’istituto di credito intendeva sondare quale fosse la condizione dei piccoli business del nostro Paese. Il risultato è demoralizzante.

Paura e insicurezza: gli investimenti si fermano

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Da artigiani a negozianti, a professionisti a piccoli imprenditori, chiunque abbia un fatturato annuo inferiore ai 2,5 milioni di euro ha dichiarato che è necessario attendere per investire. È questo ciò che emerge dal rapporto realizzato per Intesa Sanpaolo da IPSOS, società multinazionale di consulenza e ricerche di mercato con sede a Parigi.


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È significativo il fatto che gli effetti della lenta risalita che sembrava permeare questi primi mesi del 2011 si siano dimostrati positivi solo per l’1% delle imprese intervistate. Il 44% di queste, infatti, dichiara di risentire ancora della crisi e ben il 26% delle imprese dichiara che nel medio-lungo periodo non ritiene opportuno effettuare ulteriori investimenti, una percentuale che lo scorso autunno era ferma al 17%.

Il 69% delle imprese prevede di investire nella stessa misura e solo il 3% destinerà nuove risorse per lo sviluppo rispetto al 5% dello scorso autunno.

Laura Vescovo, Responsabile Ricerche e Sondaggi del Gruppo Intesa Sanpaolo, spiega così il trend rilevato da IPSOS:

“È la fotografia di una situazione di difficoltà che si protrae e che non sembra avere mai fine. A ottobre si era notato qualche barlume di speranza, ma oggi è tornato a prevalere uno stato d’animo negativo.”

A mancare non è tanto la disponibilità economica quanto piuttosto la certezza dell’economia. Vescovo aggiunge:

“C’è il timore che la crisi diventi la normalità.”

Nel periodo considerato, inoltre, gran parte dei piccoli business hanno sperimentato una diminuzione del fatturato (il 41%) e degli ordinativi (il 30%). Il 6%, invece, ha trovato difficoltà a causa dell’aumento della dilazione dei pagamenti dei clienti o dei committenti o è stata costretta ad una riduzione del personale.


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Le cause della stagnazione

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Ecco poi il dato più rilevante per comprendere quale sia il clima che vivono i nostri piccoli imprenditori: l’87% guarda con timore alla propria attività, ma per la quasi totalità degli imprenditori, il 96%, il timore maggiore risiede nella situazione politico-economica del Paese.

Il problema strategico più rilevante sono poi i costi delle materie prime (39%) e gli adempimenti burocratici (28%). E se l’internazionalizzazione è ormai un salto obbligato non manca di suscitare timore per un imprenditore su quattro.

Stefano Marzocchi, Direttore della Luiss Lab of European Economics, rileva:

“Dal sondaggio emerge un quadro molto preoccupante e dimostra che in assenza di domanda che fa da traino l’impresa si ferma e non investe. È una situazione di immobilismo. Le aziende, anche quelle che sono andate bene, restano alla finestra per vedere quello che succede e aspettano ad investire. Lo si vede anche dai bilanci delle società: spesso c’è liquidità perché non si investe.”

A fare agitare i sonni sono anche la struttura dimensionale dell’azienda (12%) e l’innovazione (11%).

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
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