Stipendi: quanto guadagnano gli italiani rispetto al resto d’Europa?

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
15/06/2022

Qual è il salario medio di un lavoratore in Italia? È più alto o più basso rispetto al resto d’Europa? In seguito alla pandemia, gli stipendi degli italiani sono aumentati ma non in modo sufficiente da raggiungere un livello soddisfacente, risultando in tal modo tra i salari medi più bassi dell’Eurozona.

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Dopo la pandemia, gli stipendi degli italiani sono risaliti un po’ ma permangono comunque sotto il livello medio dell’Eurozona; infatti, il salario medio per un lavoratore italiano ammonta a 29.440 euro, sotto i livelli del 2019, mentre il livello medio europeo è pari a 37.400 euro.

Stipendi in Italia più bassi rispetto all’Europa

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La Fondazione Di Vittorio della Cgil ha realizzato uno studio che ha evidenziato un ribasso del -0,6 per cento rispetto al 2019 per l’Italia del livello medio di uno stipendio in Italia, quasi al livello dello Spagna, che ha raggiunto il -0,7 per cento rispetto a tre anni fa.

La media dell’Eurozona viaggia su un +2,4%, Germania e Francia segnano rispettivamente del +2,3% e del +2%: in Germania il livello dei salari ammonta a 44.468 euro, mentre in Francia raggiunge i 40.170 euro. Il salario medio per un lavoratore italiano ammonta a 29.440 euro, circa 15mila euro in meno di un tedesco e 10mila rispetto a un francese.

Questo andamento non è nuovo per gli italiani. Infatti, dal 1990 al 2020 i salari sono diminuiti del 2,9% mentre quelli di Francia e Germania decollavano oltre il 30%.

Perché in Italia si guadagna di meno?

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Secondo lo studio curato dall’economista, Nicolò Giangrande, a determinare un livello minore per i salari medi degli italiani è la presenza nel mercato del lavoro italiano di più personale poco qualificato e di contro meno professioni più qualificate: nel 2021 l’Italia ha registrato una quota di dirigenti (1,4%) e di professioni intellettuali e scientifiche (13,6%) molto lontane Francia (rispettivamente 5,6% e 23,4%) e Germania (3,3% e 20,7%). Inoltre, la percentuale italiana di professioni non qualificate è tra le più alte d’Europa, pari al 13%, dietro solo al 14% della Spagna e quasi il doppio della Germania (7,7%) e oltre tre punti sopra la Francia (9,8%).

Per quanto riguarda la precarietà, lo scorso anno,  la quota di dipendenti a termine sul totale dei lavoratori dipendenti ha raggiunto in Italia il 16,6% e tra questi occupati a termine la percentuale di occupati a part-time involontario ha raggiunto il 62,8%. Percentuale superiore alla Spagna (53,4%), ma separata da un abisso rispetto alla media del 23,3% dell’Eurozona, oltre che di Francia (28,3%) e Germania (7,1%).