Tassa sullo zucchero e sulla plastica: come funzionano?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
11/11/2022

Il nuovo governo di Giorgia Meloni è già al lavoro per diminuire il monte tasse che grava sugli italiani. Le prime due imposte che dovrebbero essere sospese per il 2023 e poi, a fine anno, del tutto cancellate sono la tassa sulla plastica e sullo zucchero. Cerchiamo di capire cosa sono e perché dovrebbero essere tolte.

Plastica

Uno dei pilastri del nuovo governo è quello di modificare la fiscalità e, dove possibile, far sparire alcune imposte. E’ il caso della plastic tax e della sugar tax, due imposte al momento presenti nell’ordinamento per favorire lo sviluppo green. Visto che il nuovo governo non ha ancora affrontato temi di ecologia e ambiente, non c’è da stupirsi che siano proprio queste due tasse a salutare nel 2023.

Vediamo cosa sono e cosa deciderà di fare il governo Meloni a riguardo.

Tassa sulla plastica e sullo zucchero: via alla cancellazione

reddito di cittadinanza

Vediamo in primis qual è la volontà del governo Meloni con le due tasse. La prima occasione utile è l’approvazione della Legge di Bilancio, che sarà approvata entro fine Novembre. E’ ovvio che il centrodestra punterà all’abolizione di queste due imposte, ma andate a genio alla colazione.

C’è però da considerare che le due imposte generano un gettito annuo nelle casse dello Stato di circa 650 milioni di euro: come rimpiazzarli? La manovra dovrebbe infatti solo sospenderle, per poi eliminarle il prossimo anno con quella che sarà la nuova Legge di Bilancio.

Plastic tax e sugar tax: come funzionano?

Coca, Cola

Vediamo  cosa sono la palstic tax e la sugar tax, le due imposte green introdotte dal governo Conte bis. Anche se sono state introdotte nel 2019, queste non sono mai di fatto entrate in vigore: il fine era quello di colpire l’utilizzo della plastica monouso con una tassa di 0,45 centesimi di euro per ogni chilo di prodotti di plastica monouso venduto.

Per quanto riguarda la sugar tax invece, l’idea era quella di colpire i produttori di bevande zuccherate analcoliche, con un’imposta di 10 euro da pagare per ogni ettolitro sui prodotti finiti e 0,25 euro per chilo per i prodotti da utilizzare previa diluizione.