Tokio 2020, atletica: gli investimenti dietro ai successi di Jacobs e Tamberi

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
03/08/2021

I successi di Tamberi nel salto in alto e di Jacobs nella finale dei 100 metri piani sono considerati due delle più grandi imprese sportive italiane di tutti i tempi. Ma queste non sono casuali: sono frutto di un lavoro ben svolto dopo il flop dell’atletica a Rio 2016. 

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Due vittorie incredibili quelle di Tamberi e Jacobs, che però hanno profonde radici in cui si intrecciano la volontà di due atleti eccezionali, che hanno saputo prendersi una rivincita sul destino (come ieri ha fatto del resto all’Ariake Gymnastics Center Vanessa Ferrari, con uno splendido argento al corpo libero), e le scelte non scontate della Federazione di atletica leggera compiute quattro anno fa, dopo l’ennesimo flop ai Giochi di Rio.

Gli investimenti che hanno reso possibile il successo

Tokyo, 2020

La strategia adottata, per vendicare i flop di Rio 2016 è stata quella di investire non solo sugli atleti, ma anche sugli allenatori che sono la chiave per il successo in discipline in cui l’individualità è fondamentale.

È stato molto curato anche l’aspetto psicologico degli atleti: come ha confermato lo stesso Marcell Jacobs, senza l’aiuto della sua mental coach non sarebbe stato in grado di compiere l’impresa che ha fatto.

A livello di denaro, invece, dei soliti 3 milioni spesi per formare gli atleti si è  passati ad una media stagionale di circa 5,3 milioni.

Sul quadriennnio olimpico (in realtà un anno in più per il rinvio causato dal Covid-19) sono stati investiti in questo modo oltre 20 milioni, una quota pari al 20% degli introiti della Federazione.

Il post Malagò: cosa rimane della sua gestione

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Mei è pronto a raccogliere l’eredità della gestione precedente, al di là delle ovvie divergenze, migliorandola dove è necessario e riequilibrando dove opportuno il rapporto tra centro e periferia. Il bene superiore dell’atletica e «la nuova era in cui siamo entrati» lo esigono. D’altronde, i successi di Jacobs e Tamberi, non sono eventi isolati.

Ad esempio, qualche mese fa, per la prima volta, la nazionale italiana under 23 ha ottenuto il primato nel medagliere al campionato europeo. Le vittorie a livello giovanile non erano una rarità ma gli juniores si smarrivano nel passaggio alle categorie superiori. Le strategie messe in campo in questi anni mirano proprio a evitare questa dispersione.