UE e cambiamenti climatici: si tratta sul Green Deal

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
17/07/2021

Il piano per combattere i cambiamenti climatici, fortemente voluto dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, sta spaccando gli Stati membri. Ricordando che è necessaria l’unanimità per approvarlo, vediamo di cosa si tratta e che scenari si prospettano.

UE: è scontro sul Green Deal

Poco dopo la presentazione del piano della Commissione Europea per la lotta ai cambiamenti climatici, si è subito capito che non sarà semplice trovare l’unanimità tra gli Stati membri. Il piano, detto Green Deal, ha come obiettivo quello di ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030.

Come annunciato dal Vice Presidente della Commissione Frans Timmermans, per arrivare ad un futuro verde e sano per tutti saranno necessari sforzi considerevoli in tutti i settori e in tutti gli Stati membri. Appare evidente, però, come siano necessarie delle modifiche per raggiungere l’unanimità.

Green Deal: ecco i due fronti sul tema

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Ad opporsi in modo netto sono stati quasi tutti i paesi dell’Est Europa, in particolare i sovranisti di Visegrad. La forte opposizione nasce dal fatto che le economie di questi paesi sono ancora fortemente dipendenti dalle centrali a carbone, dunque una netta decarbonizzazione potrebbe essere nociva per la ripresa e la crescita post pandemia.

Molto severi anche paesi occidentali quali Francia, Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo, che criticano in particolare la perdita di posti di lavoro dovuta alla futura scomparsa del diesel.

Green Deal: critiche anche al Fondo sociale per il clima

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Perplessità anche sul funzionamento del nuovo Fondo sociale per il clima, il cui obiettivo è assegnare finanziamenti specifici agli Stati membri per aiutare i cittadini a investire nell’efficienza energetica, in nuovi sistemi di riscaldamento e raffrescamento e in una mobilità più pulita.

Si teme che gli aiuti economici stanziati possano finire per la gran parte nelle mani di Polonia e Ungheria, già in forte disaccordo con l’UE per motivi sociali.

Tali discordanze faranno sicuramente slittare l’approvazione del programma.