Anticipo Naspi, guai in vista: ora qualcuno dovrà restituire l’intero importo

La recente sentenza della Corte Costituzionale ha introdotto una significativa modifica alla normativa sull’anticipo Naspi. Non sarà più necessario restituire l’intero importo in caso di avvio di un’attività lavorativa subordinata prima della scadenza del periodo coperto dal beneficio, a condizione che la cessazione dell’attività avvenga per cause di forza maggiore.

Un Sistema Inefficiente

Prima della sentenza, il sistema presentava una disparità di trattamento tra chi percepiva la Naspi in modalità ordinaria e chi optava per l’anticipo per avviare un’attività autonoma.
Nel primo caso, accettare un lavoro come dipendente portava alla sospensione o decadenza della Naspi, mantenendo però il diritto alle mensilità già ricevute. Nel secondo caso, la firma di un contratto come dipendente prima della scadenza del periodo indennizzato comportava la restituzione dell’intero importo anticipato.

La sentenza della Corte Costituzionale

Con la sentenza n. 90 del 2025, la Corte Costituzionale ha stabilito che l’anticipo Naspi deve essere restituito solo parzialmente se la cessazione dell’attività avviene per cause di forza maggiore. Il caso in esame riguardava un lavoratore che, dopo aver richiesto l’anticipo Naspi per aprire un bar, ha dovuto chiudere l’attività a causa della pandemia e ha accettato un lavoro a tempo indeterminato prima della scadenza della Naspi. L’Inps aveva richiesto la restituzione dell’intero importo di 19.796,90 euro, ma la Corte ha ritenuto illegittima tale richiesta.

Motivazioni della Corte

La Corte ha spiegato che la disparità di trattamento tra chi percepisce la Naspi mensilmente e chi ne chiede l’anticipo è generalmente legittima per motivi antielusivi. La norma è stata concepita per evitare che le somme erogate sotto forma di anticipo Naspi vengano utilizzate per scopi diversi da quelli imprenditoriali.
Tuttavia, quando l’interruzione dell’attività è dovuta a cause di forza maggiore, non è giusto richiedere la restituzione dell’intero importo.

Legittimità della restituzione

La Corte ha ribadito che l’obbligo di restituzione dell’intera somma percepita rimane valido nei casi in cui il lavoratore avvia un’attività di lavoro subordinato per motivi non legati a cause di forza maggiore. Questo perché il lavoratore che sceglie di percepire la Naspi in un’unica soluzione deve accettare il rischio d’impresa, insito nella natura dell’incentivo.

In sintesi

Situazione Obbligo di Restituzione
Avvio di un lavoro subordinato prima della scadenza del periodo indennizzato,
senza cause di forza maggiore
Restituzione
dell’intero importo
Avvio di un lavoro subordinato prima della scadenza del periodo indennizzato,
con cessazione dell’attività per cause di forza maggiore
Restituzione
parziale o nulla
Avvio di un lavoro subordinato con durata o retribuzione irrilevanti Restituzione
dell’intero importo
Attività di impresa non andata come sperato, senza cause di forza maggiore Restituzione
dell’intero importo

Questa sentenza rappresenta un passo avanti nella tutela dei lavoratori che si trovano a dover affrontare situazioni di forza maggiore, evitando che siano ulteriormente penalizzati dalla necessità di restituire interamente l’anticipo Naspi.