Contratti tramite Web. Imposta di bollo e tributo di registro – parte II

In che modo la prassi tradizionale di formalizzazione contrattuale è idonea al raggiungimento dell’accordo quando interviene la tecnologia Web. Le modalità operative di assolvimento delle imposte d’atto.
by Giovanni Mocci

Imposta di bollo.
Non sempre è di facile individuazione l’oggetto dell’imposta di bollo, in quanto esso va perdendo sempre più quel riferimento alla «cartolarità» che costituiva l’elemento fondamentale dell’originaria «tassa di bollo» (espressione contenuta nella normativa del Regio Decreto del 30 dicembre 1923 da cui trae origine l’imposta attualmente in vigore).

E’ dunque necessario esaminare i riflessi ai fini della del «tassa di bollo» delle principali forme attraverso le quali – in ambito Web – si realizza quell’incontro tra la proposta di una parte e l’accettazione dell’altra, incontro che, in base all’art.1326, comma 1, del C.C., realizza la conclusione del contratto.
Nell’ambito del contratto telematico, l’acquisizione dell’accettazione della controparte, può essere ottenuta:

Per fatto concludente, cioè con la tenuta, da parte del contraente, di comportamenti che presuppongono inequivocabilmente l’accettazione delle condizioni negoziali.
Può trattarsi, ad esempio, del “download” di un prodotto digitale (una foto o un testo) il cui segno dell’accettazione delle condizioni contrattuali è dato “ipso facto”, con la comunicazione degli estremi della carta di credito e lo “scarico” informatico del bene immateriale.
Considerato che l’imposta di bollo ha natura cartolare – nel senso che «vengono colpiti gli atti scritti obiettivamente considerati … in relazione alla loro forma estrinseca ed alla loro materiale esistenza»[1] – nel caso di comportamento concludente difetta il requisito oggettivo della materializzazione cartacea del contratto per applicare l’imposta di bollo.
Mediante lo scambio di corrispondenza, cioè attraverso la reciproca trasmissione di lettere in carta intestata sottoscritte dal solo mittente e riportanti i termini dell’accordo.
Le attuali disposizioni del Codice Civile rendono pienamente legittima la formazione dei contratti per corrispondenza, escluso che per talune fattispecie negoziali specificatamente previste dal Codice Civile (art.1350 del C.C.), per le quali occorre invece adottare la forma contrattuale della scrittura privata, pubblica o autenticata.
L’accordo per corrispondenza viene costituito mediante la manifestazione espressa per lettera della volontà delle parti: una parte contraente redige le clausole negoziali oggetto dell’accordo e trasmette (anche via e-mail) il documento alla controparte; l’altra parte contraente ritrascrive il contenuto contrattuale e trasmette il documento alla controparte in segno di integrale accettazione.
L’accordo così concluso ha piena efficacia tra le parti ma ai fini del tributo del bollo ha rilevanza soltanto nel “caso d’uso”, cioè quando la corrispondenza viene depositata all’Ufficio del registro per essere acquisita presso le cancellerie giudiziarie o presso le amministrazioni dello Stato o degli Enti pubblici territoriali (art.24 della Tariffa, parte II, allegata al citato DPR 642/72).

La formula dello scambio di corrispondenza è senza dubbio la meno gravosa sotto il profilo fiscale perché non comporta l’applicazione del tributo di bollo.

Ciò stante – laddove non vi siano le preclusioni previste dall’art.1350 del C.C. o non ricorrano particolari esigenze di tipo gestionale – il contribuente può legittimamente avvalersi della formazione dei contratti mediante corrispondenza, al fine di rendere meno oneroso il costo “burocratico” della costituzione dei rapporti negoziali.

Va da ultimo segnalato che non tutte le formalizzazioni per corrispondenza sono escluse dall’imposizione di bollo. Ad esempio, con riguardo alla tassazione dei contratti relativi alle operazioni e servizi bancari e finanziari e contratti di credito al consumo, [previsti dal titolo VI del D.Lgs. n.385/93 (legge speciale delle banche)] l’Amministrazione finanziaria, interpretando la norma sul bollo, ha sostenuto che la disposizione inserita nella nota 2 bis dell’art.2 della tariffa dell’imposta di bollo, annessa al decreto n. 642/1972[2], comporta che «i contratti in argomento, anche se redatti sotto forma di corrispondenza commerciale, vanno comunque assoggettati fin dall’origine al tributo di bollo»[3].
Giovanni Mocci

Note:
[1] Cfr. la Risoluzione del ministero delle Finanze n.290980 del 14-04-1978
[2] Nel testo introdotto con il DM 20 agosto 1992
[3] Cfr. la Circolare del ministero delle Finanze n.149/E del 10 agosto 1994